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Il cinno torna a casa da suo padre comunista, poi PDS,quindi Ds con il cuore bertinottiano ed ora Pd."Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude comunista non capisce e non si adegua:"Non dire sciocchezze!".Il figlio insiste:"Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude compagno sembra scoppiare:"E' quella fascista della maestra a dirti queste bugie?"."Papà,l'ho letto sull'Unità".Il vecchio compagno si affloscia,non capisce ma si adegua:"Volano, volano ... svulazen ... svolazzano".

domenica, aprile 12, 2015

Perchè non darò una lira per il Nettuno

La statua del Nettuno (foto) è uno dei simboli  più conosciuti di Bologna, secondo solo alle Due Torri ed ha necessità di un nuovo restauro dopo quello di appena venticinque anni fa.
Nello stato ideale al quale vorrei appartenere, un simbolo che appartiene alla comunità bolognese come quello del Gigante dovrebbe essere restaurato e curato esclusivamente con fondi privati, attraverso raccolte tra i cittadini, singole donazioni e l’intervento dei cittadini più facoltosi e delle imprese che nella città hanno sede.
E’ un principio che condivido, molto liberale e poco statalista, quando il pubblico resta il più possibile estraneo alla vita di una comunità.
Con le nuove necessità del Nettuno assistiamo ad una campagna tendente ad una raccolta di fondi privati per la sua sistemazione.
Qualcuno dirà: sarai soddisfatto e contribuirai anche tu.
No, non darò una lira per il “mio” Gigante.
Non perché mi piacerebbe vederlo in rovina, ma perché chiedere spudoratamente soldi ai privati a fronte di una invadenza predatoria del pubblico con tasse di ogni genere è contrario a quello stato ideale che citavo.
Uno stato ideale, infatti, non spende per i restauri dei simboli cittadini, ma non si trasforma nel predone dei guadagni privati.
Il comune di Bologna (e limitiamoci a questo) con imu, tasi, tari, addizionale irpef, consorzi di bonifica, rastrella in continuazione denaro dalle nostre tasche, contribuendo ad accrescere l’attività predatoria dello stato.
E non parliamo delle contravvenzioni che piovono per minime infrazioni causate da una giungla di divieti.
Tutto quell’oceano di denaro che fine ha fatto ?
Quando ero, quaranta anni fa, consigliere di quartiere, mi sono letto (e disgustato) con l’elenco delle erogazioni del comune (con i nostri soldi) ad associazioni di ogni genere.
Concessione di locali comunali per poche lire o anche gratis.
Viaggi “di studio” e “gemellaggi” costosi.
Oggi mi limito a leggere sui giornali delle estati dell’effimero organizzate dal comune (sempre a spese nostre, anche se millantano la gratuità degli spettacoli: chi vi partecipa non paga, perché ha già pagato il contribuente bolognese !) e dei continui piagnistei sui tagli ai bilanci dei comuni.
E sento i colleghi più giovani, con figli piccoli, che pagano cifre incredibili per l’asilo !
Dove sono finiti tutti i nostri soldi ?
Credo che con quello che ci viene sottratto dallo stato e dal comune, non ci sia alcuno spazio, né ragione morale per partecipare anche ad un restauro .
Il comune dovrebbe avere ampie riserve per provvedervi, considerando tutto ciò che da noi riceve.
E se non le ha vuol dire che quei soldi li ha spesi male.
Cominci quindi a tagliare le spese per l’effimero,  a dare in locazione gli immobili di proprietà a prezzi di mercato, a cessare ogni contributo ad associazioni private, a iniziative in stati esteri.
Poi, ancora, se non dovesse essere sufficiente (ma con tutti i soldi che di prendono eccome se sarebbe sufficiente far cessare le spese che non servono alla gestione della città !) sindaco, assessori e consiglieri potrebbero devolvere il loro gettone al restauro … sono pur sempre soldi nostri !
In sostanza, non vedo alcuna ragione per andare in soccorso del comune di Bologna, di questo sindaco e di questa giunta, versando altro denaro dopo che costoro hanno brutalmente ravanato nei miei risparmi con le loro tasse.
Se rinunciassero, ad esempio, all’addizionale irpef, all’imu, alla tasi, allora potremmo tornare a discutere dell’intervento privato e volontario dei cittadini per il restauro del Nettuno e di qualunque altro monumento della città.
Oggi, con tutte quelle tasse, no, grazie, abbiamo già dato.
E anche troppo.
E se sindaco e soci non sono in grado di farseli bastare, allora rinunciano a svolgere quella attività.
Non coprire le inettitudini amministrative e pretendere che, visto che i soldi ce li prendono direttamente e coercitivamente con le tasse, sia il comune a provvedere, non è egoismo, ma un atto di amore verso la propria città.
Il discorso, ovviamente, cambierebbe se questi amministratori rinunciassero al "servizio" pubblico e, soprattutto, se le tasse che oggi ci opprimono fossero tutte abolite.



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