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Il cinno torna a casa da suo padre comunista, poi PDS,quindi Ds con il cuore bertinottiano ed ora Pd."Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude comunista non capisce e non si adegua:"Non dire sciocchezze!".Il figlio insiste:"Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude compagno sembra scoppiare:"E' quella fascista della maestra a dirti queste bugie?"."Papà,l'ho letto sull'Unità".Il vecchio compagno si affloscia,non capisce ma si adegua:"Volano, volano ... svulazen ... svolazzano".

domenica, marzo 30, 2014

B come Bologna

Il Bologna andrà in serie B.
Le brutte partite con Sassuolo, Verona, Cagliari, Livorno, Chievo e Atalanta che avrebbero dovuto rappresentare il ciclo della salvezza e nelle quali invece abbiamo raccolto solo cinque punti quando ci attendono, nell'ordine Inter, Parma, Juventus e Fiorentina, certificano la pochezza di una squadra in cui entrambi gli allenatori le hanno provate tutte, senza cavare il classico ragno dal buco.
I tifosi organizzati e che vanno allo stadio, come quelli che, come me, preferiscono guardarsi le partite seduti nella poltrona di casa, non meritano la serie B.
Non lo meritano gli ultracinquantenni come me che hanno il ricordo di quando, bambini, videro il Bologna vincere il suo ultimo scudetto in quella magica giornata del 7 giugno 1964 e ancora di più non lo meritano coloro che, più giovani, dalla passione per il Bologna hanno ricevuto, al massimo, la soddisfazione di una salvezza dalla retrocessione.
E’ sicuramente più difficile tifare per squadre, come il Bologna, oggi di quanto non lo fosse ai primi anni sessanta quando, almeno, esisteva la possibilità perché ogni tanto qualche squadra meno sostenuta finanziariamente vincesse lo scudetto o lo contendesse fino all'ultimo ai soliti noti.
Dopo il Bologna il Cagliari, il Verona, la Sampdoria, ma anche il Perugia e il Vicenza di Paolo Rossi (che pure non vinsero) rappresentavano il bello di un calcio di provincia che poteva azzeccare l'anno giusto per competere con le corazzate Inter, Juve e Milan.
Un qualcosa che, oggi, può essere rappresentato da una Udinese o da una Atalanta, sia pur per obiettivi minori e con l’obbligo finanziario di vendere, ogni anno, i pezzi migliorati e valorizzati per scoprirne di nuovi.
Il Bologna non ha saputo trasformarsi nell’Udinese e nell’Atalanta di oggi, pur avendo alle spalle una realtà territoriale che dovrebbe essere più attrezzata.
Non ha saputo farlo perché la città non ha risposto in più occasioni continuando a sostenere quelle strutture grige e burocratiche che la stanno soffocando.
Il Bologna aveva un Presidente che, per competenza, per solidità, per conoscenza del mondo sportivo, avrebbe potuto trasformarsi nel Pozzo felsineo: Cazzola.
La città invece gli ha voltato le spalle quando tentò la scalata a Palazzo d’Accursio preferendogli il prescelto del partito comunista che, con una breve parentesi dovuta alla pessima scelta del proprio candidato, domina Bologna dal dopo guerra.
I bolognesi preferirono a Cazzola Delbono: uuuh ottima scelta, vero ?
Molto intelligente, complimenti !
Poi hanno perseverato nell’errore scegliendo un nuovo sindaco, Merola, estraneo alla città (origini campane) e che neppure sapeva in quale serie giocasse il Bologna.
Con il pci (nei suoi vari nomi arrivati ad oggi al pd) le coop che a Bologna gestiscono la massima parte delle attività di investimento economico in colleganza con le strutture pubbliche.
Pci e coop esprimono giunta e sindaco che prediligono la demagogia ideologica (immigrazione, “diritti” omosessuali, centri sociali) a spese dello sviluppo della città, naturalmente con costi a carico dei cittadini produttivi sui quali gravano tasse e uno tsunami di divieti (Merola ha ampliato i divieti di circolazione al sabato e domenica) senza ricevere in cambio sicurezza, servizi e manutenzione della città.
Bologna rappresenta, considerando la sua dimensione di media città, l’esempio più lampante della devianza che provoca l’immissione senza regole in un tessuto sociale, etnico, territoriale, economico di elementi estranei.
Mancano quindi i bolognesi veri, quelli disposti ad un progetto di prospettiva che impone investimenti e costi iniziali, ma anche capacità imprenditoriale.
O, meglio, ci sono ma sono osteggiati dal potere pubblico nelle mani di coop e partito comunista perché sono estranei al loro perimetro di obbedienza e, quindi, non essendo controllabili non deve essere concesso loro di operare con quelle agevolazioni che, altrove, hanno permesso di sviluppare quegli stessi progetti che a Bologna sono tabù.
Ci sono poi imprenditori che bolognesi non sono e quindi non hanno la passione per il Bologna, perché magari tifano Inter o Napoli o Juventus e che, quindi, non hanno motivazione interiore per investimenti iniziali costosi.
Ma anche questa situazione è responsabilità di giunte e sindaci, di un sistema politico ingessato che ha preferito annacquare la bolognesità con l’immissione di elementi estranei che di Bologna vedono solo il succo da spremere.
Così anche il Bologna calcio non può che essere amministrato da elementi che siano troppo modesti per poter impensierire il potere del partito comunista e delle coop, a maggior ragione se sono stati messi assieme da un coordinatore che bolognese non è e che ha bazzicato, ai massimi livelli, le coop.
Ma il fatto di non impensierire vuol dire anche che non hanno quei mezzi necessari a spingere con forza per il rinnovamento della squadra che richiederebbe soldi, soldi e ancora soldi.
Del resto l’unico aspetto che non condivido al tifo organizzato è la contestazione a Guaraldi.
Il presidente ci mette soldi suoi ed ha tutte le ragioni per non volerli bruciare così come di voler vendere rientrando, almeno in parte, di quanto ha speso.
Se uno pretende lo squadrone,beh … che ci metta i soldi suoi, troppo facile fare gli “spanizzi” con il denaro altrui come sta facendo Renzi e il suo governo !
Per questi motivi la prossima – salvo miracolo al quale comunque ci votiamo ma che non cambierebbe la sostanza dell'analisi – retrocessione del Bologna è da imputare alla città che continua a votarsi e a votare per il partito comunista, per le coop che esprimono giunta e sindaco dello spessore che possiamo quotidianamente verificare.
Io e i tifosi sicuramente non meritiamo che la nostra squadra sia di serie B.

Ma la Bologna degli elettori, del pci, delle coop, di Merola, è una città cui la serie B sta anche molto larga.


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