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Il cinno torna a casa da suo padre comunista, poi PDS,quindi Ds con il cuore bertinottiano ed ora Pd."Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude comunista non capisce e non si adegua:"Non dire sciocchezze!".Il figlio insiste:"Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude compagno sembra scoppiare:"E' quella fascista della maestra a dirti queste bugie?"."Papà,l'ho letto sull'Unità".Il vecchio compagno si affloscia,non capisce ma si adegua:"Volano, volano ... svulazen ... svolazzano".

martedì, ottobre 22, 2013

Ipse dixit: "la luce in fondo al tunnel...."




Tutti ricordiamo le esternazioni di Monti (non ne ha azzeccata una) di qualche tempo fa, quando era al governo a dire che "già si vedeva la luce in fondo al tunnel" della crisi.
Qui sta andando tutto a rotoli. 
E non importa cosa blaterino gli Istituti di Statistica, quando pretendono che ci esaltiamo per un + 0,3 che non significa affatto "ripresa", ma stagnazione.

Oggi,  riporta E-tv,  
Gabriele Morelli del CNA Emilia Romagna, risponde a tono alle formulette montiane:
"La luce in fondo al tunnel è...IL FANALE DEL TRENO contro cui stiamo andando a sbattere!"
Esatto, una fatale tranvata,
la "luce" è il fanale anteriore della locomotiva che sta per piombarci addosso e travolgerci. 

Josh



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domenica, ottobre 13, 2013

B come Bologna

In una domenica in cui il Bologna non perde .. :-) , parliamo di Bologna, la città che sta anticipando la sua squadra di calcio in una rovinosa caduta verso il basso, la serie B e anche molto peggio.
Da anni Bologna non è più la Bologna vetrina comunista, che si lustrava (con i soldi di tutti gli Italiani) offrendo autobus gratis e una immagine dell'amministrazione comunista tanto rilucente quanto falsa.
In una tribuna elettorale di tanti, tanti anni fa, mi ricordo che un giornalista domandò all'allora presidente del consiglio Mariano Rumor, come giudicava la capacità del pci di amministrare Bologna.
Rumor rispose con una sua battuta: Bologna è Bologna perchè l'Italia è democristiana.
Aveva ragione.
Una volta, prima delle riforme delle amministrazioni locali degli anni ottanta, i comuni e le provincie (non parliamo delle regioni istituite - purtroppo - solo nel 1970) spendevano e spandevano e tutti gli oneri finivano nell'unico calderone dello stato centralista.
Le amministrazioni locali, in quel modo, soprattutto quelle che non dovevano condividere le responsabilità del governo nazionale, ne approfittavano per spendere senza limiti e mettersi in bella mostra.
Ecco allora l'autobus gratis e l'effimero di Nicolini (assessore nella Roma di Argan).
Poi venne l'obbligo dei bilanci, i trasferimenti, sempre più ridotti, di risorse dallo stato agli enti locali, le rapine come l'isi (imposta STRAORDINARIA sugli immobili) tanto STRAORDINARIA, da venire resa ORDINARIA con l'ici e quindi con l'imu.
Da qualcosa si poteva tornare indietro (autobus gratis) da molto altro (retribuzioni dei dipendenti locali assunti a piene mani, effimero ...) no.
Faraonici progetti senza futuro vennero pagati ad architetti e urbanisti e tutti portavano a comprimere la libertà individuale: più divieti, più tasse, più multe.
Bologna, città tipicamente "bottegaia", aveva una Fiera.
Mi ricordo che da bambino ero costretto ad andarci e, per me, l'unico aspetto positivo era mangiare i tortellini al ragù (bestemmia per i puristi, ma vi assicuro che sono molto più gustosi di quelli in brodo !), fatti come piacevano a me: saporiti, al dente.
Ma la Fiera, per il commercio, era una boccata di ossigeno.
Arrivò poi il motor show, un volano di interesse e di affari.
Bene (poco) o male (tanto) Bologna era amministrata da personaggi che comprendevano l'anima della città, nonostante tanti prezzi pagati alla ideologia, Dozza, Fanti, Zangheri, Imbeni (peraltro modenese), persino Vitali appartenevano al Popolo se non di Bologna, almeno emiliano.
Guazzaloca fu il tentativo abortito di riprendere un cammino virtuoso.
Poi arrivò un cremonese (Cofferati) che pensava di usare Bologna come trampolino di lancio per una carriera politica nazionale dopo aver fatto danni con il sindacato.
Dopo Cofferati i Bolognesi (non esenti da colpe per il voto che hanno dato e continuano a dare) elessero un mantovano (Delbono) la cui storia è nota e non mi piace infierire.
Si pensava che dopo quei due la città riprendesse coscienza del suo essere, invece elessero Merola, campano.
Cosa ne sa uno così estraneo al nostro humus culturale e tradizionale della nostra città ?
Nulla.
Abbiamo rischiato di perdere il Ciocco Show, perdiamo il Motor Show.
Ma, quel che è più grave, da Cofferati in poi non si è più curata la città.
La fauna umana (ed estranea) che circola nel nostro centro storico è composta da alieni, qui solo perchè non c'è alcuna regola, visto che tutta l'opera repressiva è rivolta verso i cittadini che pagano le tasse ed ai quali è vietato praticamente tutto.
La puzza che alla mattina promana da certi angoli storici è rivoltante ed è l'odore della città di oggi.
Vengono accettati negli asili i figli degli immigrati, ma per i figli dei Bolognesi non c'è posto se non a pagamento.
Vengono concesse case popolari a rom e immigrati, ma le coppie Bolognesi devono trasferirsi a Casalecchio, San Lazzaro o anche oltre, oppure usare un appartamento di famiglia, sul quale, con le nuove regole, pagare l'imu come seconda casa.
Così Bologna non solo è finita in serie B (o peggio) ma così Bologna muore.



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mercoledì, ottobre 09, 2013

Mons. Negri (Ferrara) fa in parte chiarezza al posto del vacuo chiacchiericcio sulla questione "Immigrazione"

 Di seguito, il discorso di Mons. Negri, Arcivescovo di Ferrara e Comacchio


"Ascoltando le reazioni alla tragedia di Lampedusa non si può fare a meno di rilevare una ipocrisia così diffusa che finisce per essere una connivenza, una collusione con i responsabili di questa situazione che sembra incredibile in una realtà sociale come quella in cui viviamo.

Come pochi vanno ripetendo da molto tempo, il problema degli sbarchi non è la questione che spiega ciò che è accaduto. In questo senso hanno perfettamente ragione coloro che dicono che queste tragedie si potranno ripresentare a scadenze che sono anche largamente prevedibili sul piano temporale, se non si affronta la questione in tutti i suoi fattori e identificando le responsabilità.

Anzitutto però è doveroso riconoscere che il popolo italiano, in questo caso come in tutti i casi precedenti, ha mostrato una generosità e una capacità di dedizione che fa onore alla nostra etnia; perché il nostro è un popolo coraggioso, generoso, che si assume le responsabilità anche oltre il dovuto. Vedere come questa gente anche in questo caso si è prodigata per ridurre l’entità della strage, è una cosa che ci fa onore. Perciò ben venga un amplissimo riconoscimento a questa popolazione,  come quello del premio Nobel per la pace, che così si riscatterebbe da altre e ben  più infelici attribuzioni date in un passato recente, vedi Obama.

Ma la vera questione è guardare da dove queste persone fuggono. Non si può affrontare il problema prendendo in esame solo lo sbarco. Deve essere detto con chiarezza che sono gravissime le responsabilità della comunità internazionale perché queste persone fuggono da Stati dove non c’è libertà, non c’è pane, non c’è giustizia, dove i diritti dell’uomo e della donna vengono sistematicamente calpestati, dove - ci piaccia o no - un’ideologia di carattere religioso copre e giustifica tutto questo, dove esistono satrapie locali intollerabili nel terzo millennio, gente che vive concedendosi un lusso sfrenato depauperando le risorse del popolo e della nazione. E questi regimi sono stati e sono sostenuti non solo dai paesi occidentali, ma anche dalla Russia, dalla Cina. Sono sostenuti per motivi economici o strategici, per accedere a fonti energetiche o per il business della vendita delle armi.

E’ assurdo che la comunità internazionale non riesca a stroncare il traffico di morte di questi scafisti, dietro i quali magari – visti gli interessi economici pazzeschi - si celano organizzazioni insospettabili del mondo occidentale, o dell’Estremo Oriente, o della Russia.

La prima cosa da cambiare è l’atteggiamento verso questi Stati e regimi, che non devono essere più favoriti. 


Secondo: ci vuole un’azione forte e decisa che stronchi questo indegno commercio di esseri umani che, come ha detto il Papa, vengono spinti dalla fame e dalla mancanza di libertà, vengono da noi in Occidente, nei paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo in cerca di vita, di libertà e dignità, e muoiono come animali nei nostri mari.

Bisogna poi chiedersi che senso abbia tutto questo pullulare di commissioni, sottocommissioni, di strutture dell’Onu, dell’Unione Europea che appaiono come  luoghi di enormi vaniloqui, 

di movimenti di opinione di carattere ideologico che non si misurano mai in maniera positiva e costruttiva con il problema.  
Centinaia e centinaia di funzionari dell’Onu che passano il tempo a discutere di questi problemi in studi ovattati a migliaia di chilometri dal teatro delle tragedie. E in Europa non si può scaricare il problema sulle legislazioni nazionali: se ci sono 28 diverse legislazioni ciò non impedisce che si arrivi a un minimo di uniformità e di intesa, che ci si assuma delle responsabilità precise, operative ed energiche.

E ancora: il Medioevo cristiano di cui si parla così male perché lo si ignora, ha comunque difeso le identità dell’Occidente; 

ha difeso la libertà, la cultura e la civiltà dell’Occidente impegnandosi in confronti che hanno avuto qualche volta la caratteristica di uno scontro duro. Non si può affrontare questi problemi senza chiedersi fino a che punto una ideologia di tipo religioso che certamente caratterizza il mondo islamico, o una parte di islam che è certamente determinante sul piano pratico, sia responsabile del fanatismo in parte dei luoghi di partenza, che provoca un esodo di tutti coloro che rischiano di essere schiacciati.

Quando si discute questi problemi non si può semplicemente buttare la responsabilità sulle istituzioni dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, o sull’adeguatezza o meno delle leggi che regolamentano questa materia: si deve aprire il discorso a monte sulla situazione degli Stati da cui questa gente fugge. E su questo punto bisogna che ci sia un atteggiamento non equivoco; non che su una sostanziale connivenza poi si facciano dei distinguo di carattere buonistico e reattivo.

Questo è certamente, come ha ricordato papa Francesco, il momento del dolore; ma un dolore che deve dar luogo a una azione di conoscenza della situazione e a una pressione sulle istituzioni internazionali perché il problema venga affrontato secondo tutta la sua profondità di analisi e soprattutto con la volontà di passare a una soluzione operativa.
Altrimenti gridando, indignandosi, con inutili silenzi o giornate di lutto nazionale, si può rischiare di creare un’ideologia della reazione e dell’indignazione che non dà luogo a nessuna operazione costruttiva.

Come dice l’enciclica di papa Francesco la fede vissuta come esperienza di vita, come criterio di giudizio, come etica nuova e soprattutto come impeto missionario nuovo pone nella società una scia di luce che illumina la vita e le situazioni sociali. Allora è giusto chiedere, non solo ai cattolici ma anzitutto ai cattolici, che la loro sia una presenza intelligentemente motivata e operativamente adeguata; e una assunzione di responsabilità senza cedere ad alcun ricatto, che farebbe diventare conniventi con i responsabili di queste immani tragedie.

Non è l’indignazione a impedire che tali tragedie avvengano. I problemi possono cominciare ad essere avviati a una certa soluzione se tutti – singoli, popoli, gruppi, nazioni e soprattutto istituzioni internazionali – si prenderanno la loro responsabilità."


* Arcivescovo di Ferrara e Comacchio

 da http://www.lanuovabq.it/it/articoli-immigrati-il-problema-e-da-dove-fuggono-7454.htm

Grazie del coraggio anche da parte nostra!
Una parte delle cose almeno le ha dette.


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Annullato il Motorshow! Le case d'auto disertano la manifestazione bolognese

Quella che era ormai la manifestazione tradizionale bolognese di richiamo nazionale dedicata ai motori, mostra/expo di successo, quella che si diceva "sì cediamo fette di Fiera, di Futurshow, di questo e quell'altro ma il Motorshow no" pare invece esalare ora il suo ultimo respiro.


Un comunicato della Gl Events, la società che organizza il Motor Show di Bologna ha ufficializzato la notizia: la 38esima edizione del salone motoristico è stata annullata. 

Nessuna casa automobilistica ha acquistato spazi espositivi, un fatto che ha reso inevitabile la decisione.
"L’assenza del mercato - si legge nel comunicato - ci spinge ad annullare l’edizione 2013 del salone, sia per rispetto verso il pubblico del Motor Show, sia per lavorare in modo produttivo e concreto ad eventi futuri che possano contare di nuovo sulla massiccia presenza del settore".
Gl Events ha anche sottolineato di avere "investito in modo importante negli ultimi 6 anni per garantire l’unico Salone italiano dell’automobile e per dare sostegno al settore auto in un Paese che dal 2007 ha perso oltre il 50% del mercato automobilistico".

In futuro - secondo indiscrezioni riportate questa mattina dal Giornale - potrebbe essere Alfredo Cazzola, papà del Motor Show che cedette la società organizzatrice ai francesi di Gl Events nel 2007, a riportare in Italia un salone: a Milano.


Da Il Giornale

Al link le spiegazioni di Duccio Campagnoli, Presidente della Fiera

Noi sì che sappiamo fare i nostri interessi! 
Mi sentirei di leggere questo fatto, un'enorme perdita comunque per la città di Bologna, in questi termini. L'Italia è svenduta...ovvio fin dal Britannia.
Per questa seconda fase di svendita, si parte da città che sono sì importanti a livello nazionale, ma non sulla breccia da un punto di vista internazionale. 
Fatti simili così in successione, al di là della crisi su tutto il territorio, sono però accaduti a Genova, a Bari, a Palermo e appunto qui.
Non hanno attaccato subito, cioè, magari Milano. 
Hanno incominciato a sfaldare le realtà buone locali. Ma arriveranno anche a Milano. Sono partiti di qui, solo per fare meno clamore.

Josh


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giovedì, ottobre 03, 2013

Maestra a Bologna toglie Crocifisso in aula: "Non me ne faccio nulla"



A Bologna,  presso le scuole elementari Bombicci, la maestra toglie il crocifisso dal muro perche di quello "lei non se ne fa nulla."
Fa discutere la decisione di questa maestra che però trova l' appoggio del preside di cui la scuola fa parte, Stefano Mari. 

“Non esiste alcuna legge dello Stato che impone l’obbligo di ostensione del crocifisso, ma solo un regolamento del 1928 sugli arredi scolastici, poi superato nel 1999 da norme che conferiscono autonomia ai singoli istituti: dipende dalla sensibilità dei docenti. Negli istituti che fanno parte del mio comprensivo, che riunisce 1.400 studenti tra elementari e medie, in moltissime aule il crocifisso non c’è mai stato o è stato tolto, mentre in altre è presente”. 

La maestra e il preside non sono stati informati del divieto di rimuovere i crocifissi imposto nel 2011 dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

 Infatti la legge italiana e la sentenza di Strasburgo vietano la rimozione dei crocifissi.

Eppure già nel 2009 si scoprì che all’Istituto Fermi i crocifissi erano assenti da vent’anni, al Liceo scientifico Sabin fino dagli anni Ottanta.
Stessa storia al liceo scientifico Augusto Righi, mentre al Liceo Classico Luigi Galvani erano pochi, sparsi in qualche aula.
L’ex deputato del PdL Fabio Garagnani ha informato il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza e sta meditando di presentare un esposto alla procura.

(Ci si domanda anche se sia stata sensata la tattica papale, qualche mese fa, di chiedere scusa per la benedizione ai non credenti, che la capiscono in questo modo:
 Il "dialogo" coi non credenti si risolve sempre con la rimozione dei simboli di fede, della Tradizione e della nostra Religione in toto, mentre usualmente è fatto obbligo sperticarsi in lode delle religioni degli altri, anche se sanguinarie ed estranee alla nostra storia nazionale)

Qui la notizia su TEMPI

Qui su Avvenire

Josh


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