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Il cinno torna a casa da suo padre comunista, poi PDS,quindi Ds con il cuore bertinottiano ed ora Pd."Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude comunista non capisce e non si adegua:"Non dire sciocchezze!".Il figlio insiste:"Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude compagno sembra scoppiare:"E' quella fascista della maestra a dirti queste bugie?"."Papà,l'ho letto sull'Unità".Il vecchio compagno si affloscia,non capisce ma si adegua:"Volano, volano ... svulazen ... svolazzano".

lunedì, settembre 30, 2013

Vandalismi Anticristiani in Emilia e non solo

Alcuni vandali al principio di Settembre hanno spezzato in due la statua in terracotta della Madonna Addolorata, opera di Cesarino Vincenzi, alle Caserme Rosse alla periferia di Bologna. 


La statua, che era stata già danneggiata due anni fa, è rotta in due parti.
 Dopo la profanazione della Madonna di Lourdes, in provincia di Bari, 
un altro fatto inquietante che attesta ulteriormente il clima di odio anti-cristiano presente non solo in "certi" paesi del mondo, ma anche nella nostra società.



La polizia municipale ha poi recuperato la parte alta del tronco e della testa consegnando le parti staccate ai servizi comunali, che hanno provveduto ad incaricare una ditta per il ripristino.

Più di recente, il 23 Settembre a Reggio Emilia vandali hanno incendiato un'edicola votiva della Madonna


 

Dopo gli episodi di Bari e Bologna ,
anche “Il Resto del Carlino“, del 21 settembre 2013, riporta il caso di vandalismo anti-cristiano di Reggio Emilia.
Come racconta il parroco della chiesa di Sant’Agostino, don Guido Mortari, nella notte tra sabato e domenica, alcuni vandali hanno dato fuoco a una piccola edicola votiva in via Cassoli.
Un pensionato che vive in zona, intervistato dal quotidiano emiliano, racconta: «Fortunatamente la statua della Madonna di Lourdes non è stata danneggiata. (…) Era chiusa dietro a un vetro e i vandali non sono riusciti a rompere il lucchetto. Ma tutto quello che hanno potuto, lo hanno rotto e bruciato». Il pensionato, che insieme ad altri parrocchiani si è adoperato per risistemare i danni, ha inoltre sottolineato «dovrebbero vergognarsi per quello che hanno fatto. Hanno spaccato i vasi di fiori e l’intera struttura è annerita dal fuoco».

Don Mortari ha spiegato come la statua della Madonna di Lourdes presa di mira dai vandali, «è una maestà storica, me la ricordo da quando ero bambino e ci passavo davanti (…) Tra l’altro è anche molto sentita dai fedeli, ci sono sempre i vasi di fiori davanti e nel mese di maggio ci andiamo a recitare il rosario».
Il triste episodio ha suscitato lo sdegno e lo stupore di tutto il quartiere, comprese le persone non credenti. La polizia ha avviato le indagini per risalire ai responsabili di questo stupido gesto.

Josh



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mercoledì, settembre 18, 2013

Bolobene e Bolofeccia

Per chi non avesse letto la cronaca un breve riassunto.
Alcuni giorni fa, ai Giardini Margherita di Bologna, è andata in onda una sana scazzottata (senza armi) tra giovani di due opposte fazioni che, tramite uno di quei pericolosisimi "social network" si erano sfidati e insultati via etere, qualificandosi rispettivamente "Bolobene" (ragazzi liceali) e "Bolofeccia" (studenti degli istituti tecnici e immigrati).
Il Carlino, il quotidiano di Bologna e ogni sorta di "benpensanti" politicamente corretti (la versione aggiornata dei parrucconi e dei baciapile di un tempo che, per la legge del contrappasso, rappresentano anche quella parte politica che ha prodotto numerosi "cattivi maestri" durante gli "anni di piombo" e anche dopo, molto dopo ... ) si sono scandalizzati.
Naturalmente non mancano le inchieste dei magistrati pronti a tuonare con importanti dichiarazioni rese alla stampa e ad aprire fascicoli di indagine, ad inquisire e a sentenziare (in ogni accezione del termine).
A me è venuto da sorridere, anzi che due gruppi di ragazzi se le siano suonate a mani nude mi ispira una parvenza di fiducia verso il futuro.
Quelli della mia generazione facendo "a botte" hanno passato l'infanzia e l'adolescenza e credo che le risse giovanili abbiano formato il nostro carattere anche nei confronti dei soprusi che quotidianamente vengono posti in essere da uno stato padrone e non certo amico, con la sua burocrazia cieca e ostile.
Certo, adesso farei fatica a reagire (purtroppo ...) anche se vedo spesso per strada gente che "schizza" per un nonnulla (e certe cronache "nere" ne sono la conseguenza).
Adesso abbiamo sedimentato un comportamento che ci porta a considerare "tabù" la reazione violenta, anche se a volte sarebbe l'unica possibile e posso sperare che, all'occorrenza, l'antico spirito riemergerebbe.
Ma venendo ai ragazzi di oggi,  sono quasi lieto della loro reazione perchè mi mostra un lato sconosciuto di questa gioventù troppo legata ai tabù del politicamente corretto e troppo persa dietro a "social network", internet, sms e scimmiottamenti dei personaggi (di ben scarso spessore) che riempiono la cronaca dei pettegolezzi quotidiani.
I ragazzi che si sono menati pare siano tutti minorenni tra i 14 e i 18 anni, un'età in cui noi avevamo smesso da un pezzo di darcele se non per ragioni di colore politico.
Avevamo smesso da un pezzo perchè avevamo avuto una infanzia in cui avevamo dato libero sfogo al nostro spirito bellicoso, senza che le nostre madri intervenissero o ci limitassero la compagnia dei coetanei per "proteggerci" dai pericoli che comunque avremmo incontrato negli anni, avendole prese e date in egual misura, come è sempre accaduto.
Noi eravamo usciti dalla lettura, anzi dallo studio di "Cuore", dove il buon Garrone difendeva da Franti anche i Nobis e i Votini.
Noi avevamo letto I ragazzi della via Pal, dove il più giovane, il più debole, si rivela alla fine "l'arma vincente" della sua banda.
Noi avevamo palpitato per la Squadra di Stoppa, sperando di poterne eguagliare i risultati.
In tutti questi esempi che avevamo davanti, la differenza esisteva, era accettata, non scandalizzava e, a volte, dava luogo a quelle che io chiamo e confermo "sane scazzottate" e non di rado portava a quelle amicizie che durano tutta la vita, con benefici reciproci.
Da adolescenti noi ci confrontammo con la violenza politica e, come leggo per i ragazzi della "Bolobene" e "Bolofeccia" il cui luogo di ritrovo è per i primi la zona attorno al circolo tennis, per i secondi lo chalet sul laghetto, avevamo i nostri ritrovi.
Zanarini e Frappi e ... improvvisamente mi accorgo che non ho mai saputo dove si ritrovassero quelli di sinistra, quindi immagino che, come è loro costume, sfruttassero qualche luogo pubblico, a spese di tutti i cittadini di Bologna ... ;-).
Non vedo, quindi, quale scandalo, quale problema, quali indagini debbano essere avviate.
Lasciate, lasciamo che i ragazzi facciano i ragazzi e non pretendiamo che si comportino da abatini, correremmo il rischio di castrarli e trovarci con un esercito di eunuchi quando dovranno - perchè ormai toccherà a loro ! - combattere per difendere la nostra terra dagli invasori.
L'intervento degli adulti deve solo essere pronto nel caso in cui si trascenda e spuntino armi e se cominciassero a distruggere proprietà e beni privati o pubblici.
Finchè si trovano, si fanno imboscate reciproche e qualcuno torna a casa con un occhio nero e qualche livido, tutto normale.


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lunedì, settembre 16, 2013

Genitore 1 e Genitore 2 a Bologna



Si rientra dalla pausa estiva, sempre più scarna (eccetto i sempre più numerosi che nemmeno l'hanno fatta) e invece che occuparsi dei veri problemi, si mette sul banco anche a Bologna la vexata quaestio.

Dal Carlino:

Il Comune di Bologna “sta valutando proposte di modifica di termini segnalati come discriminatori nella modulistica per l’accesso ai servizi da parte dei cittadini”.
Così il sindaco di Bologna, Virginio Merola risponde, per bocca dell’assessore alla Scuola, Marilena Pillati, alle domande dei consiglieri Marco Lisei (Pdl) e Lucia Borgonzoni, che stamane a Palazzo D’Accursio chiedono se nelle intenzioni dell’amministrazione ci sia quella di cambiare i moduli di iscrizione alle scuole sostituendo le diciture “madre” e “padre” con “genitore 1” e “genitore 2” come chiederà la capigruppo di Sel, Cathy La Torre, con un ordine del giorno in una delle prossime sedute del Consiglio comunale.

I documenti programmatici del Comune di Bologna, spiega ancora il primo cittadino, definiscono come prioritarie le azioni contro le discriminazioni per l’orientamento sessuale.

Ma il punto è:   è discriminazione sessuale dire Papà e Mamma ?



Insoddisfatte le risposte dei consiglieri. Lisei, si chiede ironicamente se “quando mia figlia mi chiamerà ‘papà’, io mi debba sentire discriminato” e “se è reazionario usare termini che esistono da migliaia di anni”.
Borgonzoni, invece, attacca il sindaco: “Si dovrebbe vergognare, i cittadini vogliono sicurezza e servizi e non che si parli di questa fuffa, di queste cavolate, che magari portano tre voti in più a Sel che continua a tirare per la giacchetta Merola”.

La risposta del Card. Caffarra, da una lectio magistralis sulla famiglia al Teatro Manzoni:

Piu’ che un monito o una condanna, è una presa d’atto:
dalla società moderna “scompare la categoria della paternità-maternità, sostituita dalla generica categoria della genitorialità”. In un passaggio della sua lectio magistralis sulla famiglia al teatro Manzoni, il cardinale arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, dedica un breve accenno anche alla dibattuta proposta di cancellare dai moduli d’iscrizione dei bambini i termini “padre” e “madre”, sostituiti da “genitore 1” e “genitore 2”.

Idea che ha trovato d’accordo anche il ministro dell’Integrazione, Cecile Kyenge e che sotto le Due Torri vede Sel impegnata a concretizzarla e introdurla sugli atti amministrativi del Comune. La Curia di Bologna è ovviamente contraria alla proposta e Caffarra si limita oggi a sottolineare, con rammarico, la scomparsa della “categoria della paternità-maternità”.

La lezione del cardinale, all’apertura dell’anno formativo dell’itinerario di educazione cattolica per insegnanti, si concentra sul primato del matrimonio tra uomo e donna, che trova una sua “preziosità etica” nella “capacità intrinseca di dare origine a una nuova persona umana. E' questa, nell’universo creato, la piu’ alta capacità e responsabilità che l’uomo e la donna hanno. E' uno dei ‘punti’ dove l’azione creatrice di Dio entra nel nostro universo creato”. Poi aggiunge: “I testimoni della verità della coniugalità avranno vita difficile, come non raramente accade ai testimoni della verità. Ma questo è il piu’ urgente compito dell’educatore”.

Del resto, avverte Caffarra in un altro passaggio del discorso, una “persona puo’ anche rinunciare alla sua libertà e mantenersi al livello di chi ultimamente si lascia condurre o dal mainstream sociale o dalle proprie pulsioni. E la coniugalità è particolarmente esposta a questa insidia”.
"Ci hanno scippato l'amore"
Poi, un nuovo affondo. “Avete notato che mi sono ben guardato dall’usare la parola ‘amore’- dice Caffarra - come mai?
Perche’ e’ avvenuto come uno scippo. Una delle parole chiave della proposta cristiana, appunto ‘amore’, e’ stata presa dalla cultura moderna ed e’ diventata un termine vuoto, una specie di recipiente dove ciascuno vi mette cio’ che sente”.
Per questo, afferma Caffarra, “la verita’ dell’amore e’ oggi difficilmente condivisibile”. Il cardinale chiosa quindi riprendendo le parole di papa Benedetto XVI, scritte nella sua enciclica ‘Caritas in veritate’. “Senza verita’, la carita’ scivola nel sentimentalismo- cita Caffarra- l’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. E’ il fatale rischio dell’amore in una cultura senza verita’”.
Il matrimonio omosessuale
Il matrimonio omosessuale “e’ incapace di porre le condizioni del sorgere di una nuova vita umana”. E questa “sconnessione” tra matrimonio e procreazione favorisce la nascita dei bambini in laboratorio, facendo passare il messaggio che “e’ ritenuto eticamente neutrale il modo con cui la nuova persona umana viene introdotta nella vita. E’ cioe’ indifferente se sia generata o prodotta”. E questo e’ un “vero e proprio scisma nelle categorie della genealogia umana: e’ una cosa molto seria”.

Caffarra non ci gira intorno e gia’ al primo punto del suo discorso affronta di petto la questione del matrimonio gay. “Partiamo pure dal fatto attuale- afferma- e’ stata introdotta in molti ordinamenti statuali il riconoscimento di una ‘coniugalita’ omosessuale’. Cioe’: la differenziazione sessuale e’ irrilevante in ordine alla definizione della coniugalita’”. Secondo Caffarra, pero’, che “lo si pensi o no”, che “lo si voglia o no, oggettivamente la definizione di coniugalita’, implicata nel riconoscimento della coppia omosessuale, sconnette totalmente la medesima coniugalita’ dall’origine della persona umana”. In altre parole, afferma il cardinale, “la coniugalita’ omosessuale e’ incapace di porre le condizioni del sorgere di una nuova vita umana. Pertanto delle due l’una: o non possiamo pensare la coniugalita’ nelle forma omosessuale o l’origine di nuove persone umane non ha nulla a che fare colla coniugalita’.

Questa “sconnessione” tra matrimonio e procreazione, ammette Caffarra, “sembra contraddetta dal fatto che gli stessi ordinamenti giuridici che hanno riconosciuto la coniugalita’ omosessuale, hanno riconosciuto alla medesima il diritto all’adozione o al ricorso alla procreazione artificiale”.

Ma allora, ragiona l’arcivescovo di Bologna, “o questo diritto riconosciuto fa si’ che cio’ che e’ stato cacciato dalla porta, entri dalla finestra. Cioe’, esiste una percezione indistruttibile, un’evidenza del legame procreazione-coniugalita’. Oppure e’ ritenuto eticamente neutrale il modo con cui la nuova persona umana viene introdotta nella vita. E’ cioe’ indifferente che essa sia generata o prodotta”.

Caffarra sottolinea come “fino a pochi anni orsono il termine coniugalita’ era univoco, aveva solo un significato, e veicolava la rappresentazione di una sola realta’: l’affezione sessuale fra uomo e donna”. Oggi invece “il termine e’ diventato ambiguo, perche’ puo’ significare anche una coniugalita’ omosessuale. Da questa ambiguita’ deriva una totale ed oggettiva sconnessione dell’inizio di una nuova vita umana dalla coniugalita’”. Secondo Caffarra, questo scollamento “e’ un vero e proprio scisma nelle categorie della genealogia della persona. E’ una cosa molto seria”, perche’ “scompare la categoria della paternita’-maternita’, sostituita dalla generica categoria della genitorialita’”. E scompare anche “la dimensione biologica come elemento costitutivo della genealogia, mentre la genealogia della persona e’ inscritta nella biologia della persona”. Il concepimento, dunque, “puo’ essere un fatto puramente artificiale” e la “categoria della generazione diventa opzionale nel racconto della genealogia".

Ma allora, si chiede Caffarra, “che ne e’ della persona umana che entra nel mondo? E’ una persona intimamente sola, perche’ privata delle relazioni che la fanno essere”. Secondo il cardinale, dunque, “l’avere percorso il cammino che molte societa’ occidentali stanno percorrendo, ci conduce ad una conclusione: ritenere che la coniugalita’ sia un termine vuoto di senso, al quale il consenso sociale puo’ dare il significato che decide, e’ la devastazione del tessuto fondamentale del sociale umano: la genealogia della persona”.
Caffarra sostiene quindi che “la vera natura della coniugalita’” e’ legata al fatto che “esistono due forme di umanita’, quella maschile e quella femminile”, create perche’ “ciascuno dei due possa uscire dalla sua solitudine originaria e realizzarsi nella comunione con l’altro”.

Uomo e donna, insiste Caffarra, “essendo radicati nella stessa umanita’, sono capaci al contempo di costituire una comunione di persone e di trovare in questa comunione la pienezza di se stessi in quanto persone umane”. E nel matrimonio tra uomo e donna sono radicati “la paternita’ e la maternita’- ribadisce Caffarra- e’ solo nel contesto della coniugalita’ che la nuova persona umana puo’ essere introdotta nell’universo dell’essere in modo adeguato alla sua dignita’. Non e’ prodotta, ma generata. E’ attesa come dono, non esigita come un diritto”.
Il matrimonio gay, invece, “in fondo trasmette oggettivamente questo messaggio: ‘Di meta’ dell’umanita’ non so che farne; in ordine alla piu’ intima realizzazione di me stesso e’ superflua’”, scuote la testa il cardinale, che ricorda come nella famiglia si crei il primo nucleo della societa’. “Prima non in senso cronologico- precisa Caffarra- ma ontologico e assiologico. E impedisce la riduzione del sociale umano al contratto”.
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C'è ben poco da aggiungere.

Non riesco proprio a immaginare sentir dire: "Ciao Genitore, 1 mi paghi la benza?"
"Dai Genitore 2, mi ricarichi il cellulare?"
Ieri Genitore 2 aveva mal di testa, ma Genitore 1 ci ha portati fuori a cena.
Siamo alla Neolingua Orwelliana.



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