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Il cinno torna a casa da suo padre comunista, poi PDS,quindi Ds con il cuore bertinottiano ed ora Pd."Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude comunista non capisce e non si adegua:"Non dire sciocchezze!".Il figlio insiste:"Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude compagno sembra scoppiare:"E' quella fascista della maestra a dirti queste bugie?"."Papà,l'ho letto sull'Unità".Il vecchio compagno si affloscia,non capisce ma si adegua:"Volano, volano ... svulazen ... svolazzano".

domenica, novembre 14, 2010

Povera Bologna !

Quasi settanta anni di soviet si sentono eccome !
No, non parlo della Russia e delle altre repubbliche sorte dalla caduta dell'impero sovietico, ma della nostra Bologna dove i due schieramenti non riescono a trovare un candidato sindaco convincente.
Intendiamoci, non che Dozza, Fanti, Zangheri e Imbeni fossero dei fulmini di guerra (soprattutto l'ultimo ma, si sa, de mortuis nihil nisi bonum) ma almeno amavano la città o, come con perfida malizia democristiana rinfacciò loro Rumor in una tribuna politica, essendo una delle pochissime grandi città in loro mano, vi dedicarono tutte le risorse per farla risplendere (sia pur con forti costi per le casse dello stato) come una vetrina.
Già con Vitali, ultimo sindaco bolognese (non che Imbeni lo fosse, ma ...) di area comunista, la vetrina era stata infranta e la "buona" (si fa per dire, ma rispetto alle ultime due sono buone tutte ...) amministrazione rossa solo un ricordo, ma i suoi predecessori oltre a farla risplendere per l'esterno, avevano anche operato per innestare nel tessuto sociale ed economico il loro virus e, attraverso un associazionismo ligio al partito e coordinato da strutture che dal partito dipendeno e con le coop rosse, stesero quella cappa soffocante di cui ora vediamo i risultati.
Proprio per tale ragione i cinque anni di libertà rappresentati dalla giunta Guazzaloca non riuscirono ad invertire la rotta, anche perchè Guazzaloca era fortemente limitato dalle scelte dei predecessori e dalla ostilità preconcetta di provincia e regione che, infatti, riuscirono, in totale disisnteresse verso le esigenze dei cittadini, a bloccargli la metropolitana, di cui poi Cofferati perse i finanziamenti.
Per "riprendersi" la città i comunisti penalizzarono i loro uomini locali e imposero una candidatura di facciata, il gran capo sindacalista, totalmente estraneo alla società, alla cultura, alla città e che si è dimostrato anche estraneo ad ogni conoscenza di buona amministrazione.
Un solo mandato e ci provarono con un professore voluto da Prodi, la cui sorte è stata decisa, dopo appena otto mesi, da una amante abbandonata e da un bancomat.
Il commissario non ha fatto scelte particolari, ma si è limitato a gestire l'ordinario, come forse era suo dovere e, nel frattempo, con un anno di tempo, gli schieramenti avrebbero potuto individuare un candidato sindaco di spessore, bolognese e capace di far risalire Bologna da una decadenza imperniata sul vecchio sistema di potere comunista.
I comunisti non hanno saputo fare altro che proporre un simpatico signore, noto per il suo tifo per il Bologna calcio e per il record di matrimoni civili celebrati.
Un po' poco per sollevare le sorti della città, ma abbastanza per consentire al suo partito di continuare a comandare, sia pur accompagnando Bologna in una continua decadenza.
Ma anche questo signore ha mollato, in questo caso non fu un voto ma "il destino cinico e baro" che gli ha mandato un segnale di allarme sulla salute, prontamente raccolto.
Il pci/pds/ds/pd si è così trovato senza candidato e alla ricerca di una soluzione alternativa.
Non voglio neppure prendere in considerazione che sia catapultato nuovamente un estraneo, si è fatto il nome di Epifani, come se Palazzo d'Accursio fosse una succursale di Villa Arzilla per sindacalisti in pensione.
Spero che abbiano almeno il coraggio di scegliere uno dei loro, ancorchè di basso profilo come potrebbe essere uno qualunque dei nomi apparsi sulla stampa, tutti funzionari di partito o presunti intellettuali e/o imprenditori organici al partito proprio per la ragione esposta prima, circa il virus innestato in tanti decenni nel tessuto sano della città, per cui nulla si muove se il partito non vuole.
Il Centro Destra non sta meglio.
Già è diviso in due ed ha avuto la tragica esperienza di un coordinatore provinciale del Pdl che si è ostinato per mesi a restare tale pur avendo aderito alle squadre finiote.
Ma pur avendo proposto nominativi sicuramente di maggior spessore di quelli emersi tra i comunisti, nessuno ha battuto quel colpo, ha avuto lo sprint necessario ad emergere per catalizzare consensi e proporsi come il Sindaco, con la "S" maiuscola, che vorremmo e di cui Bologna avrebbe un bisogno assoluto.
La storia della Bologna politica sembra sempre più simile a quella del Bologna calcio.
E non è un bel biglietto da visita.
Del resto i bolognesi pur rendendosi conto della decadenza della nostra città, sono legati alle tradizioni e le tradizioni degli ultimi 70 anni (o quasi) vogliono un sindaco comunista, da votare "a prescindere", perchè se lo scrive l'Unità, anche gli asini "svulazen".

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