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Il cinno torna a casa da suo padre comunista, poi PDS,quindi Ds con il cuore bertinottiano ed ora Pd."Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude comunista non capisce e non si adegua:"Non dire sciocchezze!".Il figlio insiste:"Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude compagno sembra scoppiare:"E' quella fascista della maestra a dirti queste bugie?"."Papà,l'ho letto sull'Unità".Il vecchio compagno si affloscia,non capisce ma si adegua:"Volano, volano ... svulazen ... svolazzano".

domenica, novembre 28, 2010

Il primo turno come primarie del Centro Destra

Se ne era già parlato nel 2009, quando la inconciliabile contrapposizione tra Alfredo Cazzola e Giorgio Guazzaloca portò alcuni a lanciare l'idea di considerare il primo turno come primarie effettive del Centro Destra alla quale, ovviamente, aggiungere anche i candidati “minori”.
A maggior ragione oggi, a quattro mesi circa dal voto, la impossibilità di individuare un candidato comune che sia rappresentativo del Centro Destra nel suo complesso, porta ad un profluvio di nomi senza alcuna prospettiva unitaria.
La sinistra è, probabilmente, nel peggior momento della sua storia a Bologna, i candidati più forti appaiono essere un burocrate di partito già assessore nella giunta Cofferati (e già questo sarebbe per lui un handicap pressochè insormontabile) e una sconosciuta signora, dall'aspetto minacciosamente bindiano (che sembra ormai essere il canone intellettuale ed estetico delle sinistrate) ma, soprattutto, sostenuta da Vendola (e questo dovrebbe alienarle ogni persona moderata e di buon senso anche di sinistra).
Allora perchè, invece di scannarsi in suicide lotte di corridoio, nel Centro Destra non si stringe un patto solenne per cui ogni partito, al primo turno, candida il proprio uomo migliore – o ritenuto tale – per la carica di sindaco, sul presupposto, appena sarà chiaro chi arriverà al ballottaggio, di convergere, subito, senza se e senza ma, su tale nominativo.
Così si candideranno Galletti per l'Udc, Bernardini per la Lega e mister X per il Pdl, ma anche Corticelli per i civici e magari qualche altro candidato per La Destra e altri movimenti minori che si dichiarino, però all'interno dell'area del Centro Destra.
Chi riceverà più voti sarà il campione di tutto il Centro Destra per strappare il comune alla sinistra ed aprire una stagione di libertà e di rinascita per la città.
Il patto preventivo eliminerebbe gli appoggi con il mal di pancia come quello che diede, con evidente controvoglia, Guazzaloca a Cazzola nel 2009, contribuendo a danneggiarlo più che a favorirne l'elezione.
Consentirebbe di evitare una campagna elettorale lacerante con reciproche accuse che, più di ogni altra cosa, disgustano il nostro elettorato.
Consentirebbe di remare tutti per un unico obiettivo, perchè vincendo il ballottaggio ci sarebbe un premio di maggioranza che consentirebbe l'elezione e la rappresentanza un po' per tutti.
Consentirebbe ai candidati di proporre la loro ricetta per la rinascita di Bologna, permettendo ai cittadini di votare per il programma e la persona che meglio lo rappresenta indipendentemente dalla impregiudicate scelte di schieramento e di partito.
Consentirebbe infine di avere il vero polso dell'elettorato di Centro Destra, senza le storture di primarie organizzate in autonomia, o sondaggi misteriosi nei loro parametri, o scelte verticistiche.
Voterebbero solo quelli che scelgono il Centro Destra e materialmente hanno diritto a votare per il sindaco di Bologna (e non, demagogicamente, immigrati senza diritto al voto, minorenni, studenti fuori sede) e non ci sarebbero cordate o corriere per portare a votare gruppi di pressione.
Sarebbe anche un grande test sul Centro Destra, su quale Centro Destra vogliono i bolognesi di area e quale formula possa essere assunta per l'obiettivo unico: la rinascita di Bologna.

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domenica, novembre 21, 2010

Bologna calcio: lo salvi chi può

Da un paio di anni, al Littoriale (ora Dall’Ara) di Bologna, viene esposto un cartello: il tifoso del Bologna SANTO SUBITO !
Quanta verità !
Io mi ricordo del Bologna che giocava come in Paradiso, frase di Fulvio Bernardini pronunciata non l’anno del memorabile scudetto (con il tentativo di mettere all’angolo il Bologna tramite la bufala del doping e, quindi, la vittoria nello spareggio di Roma contro l’Inter, purtroppo resa amara dalla morte per infarto del Presidente Dall’Ara dopo una lite in Federazione con l’omologo dell’Inter Moratti) ma l'anno precedente, quando furono poste le basi per il successo del 1964.
E mi ricordo le polemiche e le discussioni degli anni successivi, fino alla presidenza Conti, con le salvezze conquistate grazie ai “riti propiziatori” del “mago di Turi”, l’indimenticabile Oronzo Pugliese (di cui Lino Banfi a lungo sembrava il figlio) e alle alchimie del Petisso, Bruno Pesaola che consegnarono al Bologna gli ultimi momenti di vertice, prima della disarmante caduta, anche in serie C, con il canto del cigno arrivato con Gigi Radice (un campionato formidabile giocato iniziando da un meno 5 per una storia di scommesse) al quale però seguì la prima retrocessione del 1982.
E poi la speranza con la presidenza Gazzoni che aveva rilevato la squadra dal fallimento cui l’aveva portata una dirigenza che non val neppure la pena menzionare.
E la nuova caduta che trascinò con se lo stesso presidente.
L’interregno di Cazzola che riportò il Bologna in serie A e il biennio dei Menarini sul filo del rasoio.
L’arrivo dello sconosciuto imprenditore sardo Porcedda sembrava aver restituito fiducia.
Una campagna acquisti garibaldina, con tanti giovani e tanti impegni.
Un primo campanello di allarme con la sostituzione del bravo allenatore Colomba prima ancora dell’inizio del campionato e 12 partite dalle quali mettere in carniere 14 punti buoni e una base, tutto sommato, non malvagia.
Adesso il bubbone.
Porcedda non ha pagato i Menarini, non ha pagato gli stipendi dei calciatori, non ha pagato il centro tecnico di Casteldebole, non ha pagato l’Irpef, non ha saldato il conto per Ramirez con il Penarol.
Beh, così potevo anche io godermi qualche mese da presidente di una squadra di calcio di serie A !
Onestamente devo dire che se avessi 30 milioni di euro ( 60 miliardi delle vecchie lire, detto così forse rende meglio l'idea dell'enormità del costo di una squadra di calcio) che mi crescessero, non li andrei certo a mettere nel pallone, né per il Bologna e tanto meno per qualsiasi altra squadra.
Si può quindi dire che o Porcedda ha una situazione patrimoniale di gran lunga superiore ai costi di una squadra di calcio, oppure ha giocato d’azzardo, con tutte le carte contro.
Sembrano certi quattro punti di penalizzazione e, al solito, al peggio non c’è mai fine: potrebbe arrivare anche il fallimento.
Se ci fosse, però, un progetto per il futuro sarebbe anche accettabile, tanto la verginità la perdemmo quasi 30 anni fa, ma non sembra che Porcedda intenda farsi da parte e non sembra che i Menarini vogliano di nuovo grattarsi in tasca (anche perché sembra che debbano farlo comunque se le loro precedenti fideiussioni sono ancora in essere).
Ma soprattutto non si intravedono gruppi o singoli di danarosi bolognesi disposti ad accollarsi la squadra.
Probabilmente uno singolo pensa: e che, ho scritto “Giocondor” sulla fronte per mettermi a spendere e spandere per il Bologna e ricevere in cambio insulti al primo risultato negativo ?
Un gruppo invece sconta inevitabilmente la domanda: chi comanda ?
Sì, perché in ogni aspetto della vita è bene che comandi uno e uno solo, basti vedere come va male la politica quando tutti si affannano a voler dire la loro invece di lasciare il bastone del comando al Premier.
Allora non rimane che una soluzione : azionariato popolare.
Azioni da mille o più euro offerte ai cittadini nel nome del Bologna e di Bologna.
Una dirigenza provvisoria con a Presidente il futuro Sindaco con l’unico compito di portare gli azionisti popolari al voto per un presidente-dittatore che gestisca la squadra con un mandato quadriennale e sia rieleggibile.
Nel frattempo obbligare i responsabili dell’attuale dissesto a mettere sul piatto i soldi necessari per salvare il Bologna dalle prospettive peggiori, usando anche del loro.

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domenica, novembre 14, 2010

Povera Bologna !

Quasi settanta anni di soviet si sentono eccome !
No, non parlo della Russia e delle altre repubbliche sorte dalla caduta dell'impero sovietico, ma della nostra Bologna dove i due schieramenti non riescono a trovare un candidato sindaco convincente.
Intendiamoci, non che Dozza, Fanti, Zangheri e Imbeni fossero dei fulmini di guerra (soprattutto l'ultimo ma, si sa, de mortuis nihil nisi bonum) ma almeno amavano la città o, come con perfida malizia democristiana rinfacciò loro Rumor in una tribuna politica, essendo una delle pochissime grandi città in loro mano, vi dedicarono tutte le risorse per farla risplendere (sia pur con forti costi per le casse dello stato) come una vetrina.
Già con Vitali, ultimo sindaco bolognese (non che Imbeni lo fosse, ma ...) di area comunista, la vetrina era stata infranta e la "buona" (si fa per dire, ma rispetto alle ultime due sono buone tutte ...) amministrazione rossa solo un ricordo, ma i suoi predecessori oltre a farla risplendere per l'esterno, avevano anche operato per innestare nel tessuto sociale ed economico il loro virus e, attraverso un associazionismo ligio al partito e coordinato da strutture che dal partito dipendeno e con le coop rosse, stesero quella cappa soffocante di cui ora vediamo i risultati.
Proprio per tale ragione i cinque anni di libertà rappresentati dalla giunta Guazzaloca non riuscirono ad invertire la rotta, anche perchè Guazzaloca era fortemente limitato dalle scelte dei predecessori e dalla ostilità preconcetta di provincia e regione che, infatti, riuscirono, in totale disisnteresse verso le esigenze dei cittadini, a bloccargli la metropolitana, di cui poi Cofferati perse i finanziamenti.
Per "riprendersi" la città i comunisti penalizzarono i loro uomini locali e imposero una candidatura di facciata, il gran capo sindacalista, totalmente estraneo alla società, alla cultura, alla città e che si è dimostrato anche estraneo ad ogni conoscenza di buona amministrazione.
Un solo mandato e ci provarono con un professore voluto da Prodi, la cui sorte è stata decisa, dopo appena otto mesi, da una amante abbandonata e da un bancomat.
Il commissario non ha fatto scelte particolari, ma si è limitato a gestire l'ordinario, come forse era suo dovere e, nel frattempo, con un anno di tempo, gli schieramenti avrebbero potuto individuare un candidato sindaco di spessore, bolognese e capace di far risalire Bologna da una decadenza imperniata sul vecchio sistema di potere comunista.
I comunisti non hanno saputo fare altro che proporre un simpatico signore, noto per il suo tifo per il Bologna calcio e per il record di matrimoni civili celebrati.
Un po' poco per sollevare le sorti della città, ma abbastanza per consentire al suo partito di continuare a comandare, sia pur accompagnando Bologna in una continua decadenza.
Ma anche questo signore ha mollato, in questo caso non fu un voto ma "il destino cinico e baro" che gli ha mandato un segnale di allarme sulla salute, prontamente raccolto.
Il pci/pds/ds/pd si è così trovato senza candidato e alla ricerca di una soluzione alternativa.
Non voglio neppure prendere in considerazione che sia catapultato nuovamente un estraneo, si è fatto il nome di Epifani, come se Palazzo d'Accursio fosse una succursale di Villa Arzilla per sindacalisti in pensione.
Spero che abbiano almeno il coraggio di scegliere uno dei loro, ancorchè di basso profilo come potrebbe essere uno qualunque dei nomi apparsi sulla stampa, tutti funzionari di partito o presunti intellettuali e/o imprenditori organici al partito proprio per la ragione esposta prima, circa il virus innestato in tanti decenni nel tessuto sano della città, per cui nulla si muove se il partito non vuole.
Il Centro Destra non sta meglio.
Già è diviso in due ed ha avuto la tragica esperienza di un coordinatore provinciale del Pdl che si è ostinato per mesi a restare tale pur avendo aderito alle squadre finiote.
Ma pur avendo proposto nominativi sicuramente di maggior spessore di quelli emersi tra i comunisti, nessuno ha battuto quel colpo, ha avuto lo sprint necessario ad emergere per catalizzare consensi e proporsi come il Sindaco, con la "S" maiuscola, che vorremmo e di cui Bologna avrebbe un bisogno assoluto.
La storia della Bologna politica sembra sempre più simile a quella del Bologna calcio.
E non è un bel biglietto da visita.
Del resto i bolognesi pur rendendosi conto della decadenza della nostra città, sono legati alle tradizioni e le tradizioni degli ultimi 70 anni (o quasi) vogliono un sindaco comunista, da votare "a prescindere", perchè se lo scrive l'Unità, anche gli asini "svulazen".

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martedì, novembre 02, 2010

Troppi candidati, nessun sindaco

Mentre anche il commissario si dimostra un re travicello confermando tutti i divieti al traffico degli anni di Cofferati e Delbono, dimostratisi inutili e solamente vessatori verso i cittadini, i partiti cercano il futuro sindaco.
La sinistra, perso il candidato più credibile e popolare, sembra procedere alla più classica involuzione mettendosi nelle mani dell’ennesimo funzionario di partito (e sarebbe comunque meglio della riesumazione di Prodi !).
In ogni caso, chiunque candidino, non voterei mai a sinistra, per nessuna ragione al mondo.
Non vedo però nel Centro Destra quel colpo d’ala che potrebbe dare una svolta positiva alla futura elezione.
I nomi che si fanno non possono suscitare entusiasmi.
Non parliamo del candidato “civico”.
Su questo sono d’accordo con il neocoordinatore del Pdl Vecchi per il quale “abbiamo già dato” con i candidati “civici”.
Vorrei un politico, uno che abbia una chiara connotazione e identità.
Un Casini, se si punta a vincere, o un leghista come Bernardini se si vuole costruire l’alternativa per il 2016.
Altri nomi rappresenterebbero solo un ripiego, simmetrico a quello del funzionario di partito che sarà scelto dalla sinistra.
Allora potremo solo sperare in candidati di bandiera, con una forte identità, che possano ottenere, almeno al primo turno, il voto di quei cittadini che non avrebbero altro modo per contestare le scelte dei vertici dei partiti.


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