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Il cinno torna a casa da suo padre comunista, poi PDS,quindi Ds con il cuore bertinottiano ed ora Pd."Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude comunista non capisce e non si adegua:"Non dire sciocchezze!".Il figlio insiste:"Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude compagno sembra scoppiare:"E' quella fascista della maestra a dirti queste bugie?"."Papà,l'ho letto sull'Unità".Il vecchio compagno si affloscia,non capisce ma si adegua:"Volano, volano ... svulazen ... svolazzano".

domenica, febbraio 28, 2010

Regionali 2010: in Emilia la scelta è obbligata

Forza Nuova non ha presentato la lista regionale in Emilia Romagna, così non abbiamo in questa regione la possibilità di fare scelte alternative.
Quattro i candidati governatori (Bernini per il Centro Destra, Errani per la sinistra, un grillino e Galletti per l’Udc di Casini) e otto le liste provinciali a Bologna (Lega, Pdl, Pd, Udc, Federazione della sinistra, grillini, IdV, Sinistra ecologica).
La legge elettorale prevede che sia possibile votare solo la lista provinciale e il voto verrebbe attribuito direttamente al collegato listino regionale del candidato governatore, votare solo il listino, votare una lista provinciale e un listino regionale non collegato, votare lista provinciale e listino regionale collegato.
Con tre liste regionali e sei provinciali di sinistra (perché la candidatura Udc è oggettivamente un favore alla sinistra) c’è poco da studiare alchimie elettorali perché le scelte sono limitate.
Astensione.
Chi la sceglie, non essendoci un “quorum” da superare come nei referendum quando l’astensione ha il significato di una presa di posizione politica, sarebbe collocato da Dante nell’Antinferno, quindi “non ragioniam di loro, ma guarda e passa”.
Voto Lega e listino Bernini
Il voto provinciale alla Lega è, a questo punto, l’unica certezza per sostenere una forza politica che ha caratterizzato la sua azione politica su temi particolarmente convergenti con le idee di Centro Destra, anche se non sempre con coerenza (veggasi il voto a favore del trattato di Lisbona e le retromarce sull’immigrazione).
A Bologna, peraltro, grazie alla battaglia della Lega e, in particolare, di Manes Bernardini è stato (per il momento) sconfitto il disegno di costruire una moschea con annesso centro culturale islamico di cui i cittadini non sentono alcun bisogno.
Voto Pdl e listino Bernini
Sarebbe un segnale di piena adesione ad un partito che, francamente, a Bologna lascia molto a desiderare ed è in odore di essere troppo spostato sulle posizioni finiote.
Voto Lega e basta
Solo il voto provinciale a favore della Lega con preferenza a Manes Bernardini.
Della Lega ho già scritto, il voto si estenderebbe automaticamente al listino regionale, ma almeno ci sarebbe un segnale di distinzione verso una candidatura che (a parte il fatto che non ha alcuna possibilità di successo) ha quei coni d’ombra derivanti da quale scelta farà l’on. Bernini quando si tratterà di dividersi tra Berlusconi e Fini.
E questo è il voto che, ad un mese dal giorno delle elezioni, mi sento di esprimere: un voto senza alternative.


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domenica, febbraio 21, 2010

Un pessimo inizio per il Commissario a Bologna

Il pci/pds/ds/pd dopo aver provocato lo stallo di Bologna per sei anni e scelto due pessimi sindaci come Cofferati e Delbono, sembra ora preso dal ballo di San Vito per andare al voto al più presto, dimenticando che se non si potrà votare il 28 e 29 marzo è colpa delle ritardate dimissioni di Delbono (bastava presentarle una settimana prima) e delle titubanze, condite di richiami alla legge vigente, dello stesso Bersani a dimissioni ancora calde.
Poi, evidentemente, hanno pensato che il voto regionale potesse più facilmente trainare anche la pericolante Bologna o, forse – a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca … - temono che a forza di scavare emerga qualcosa in più di quei quattro soldi che Delbono è accusato di aver utilizzato per sedare i suoi terremoti ormonali.
Sta di fatto che dopo essersi ammantato del rigore della legge, adesso il pci/pds/ds/pd pretenderebbe dal Ministro Maroni un provvedimento che consentisse di votare a giugno.
A seguire Casini cerca di insinuarsi proponendo una via di mezzo tra giugno 2010 e la primavera del 2011.
Il corollario lo formano categorie come i commercianti , artigiani e costruttori, tutti a spingere per elezioni “subito”.
Naturalmente, anche in questo caso, “a pensare male si fa peccato …”.
E’ indubbio che un commissario non ha la stessa possibilità di un organismo elettivo e nel pieno dei suoi poteri, di articolare un progetto coerente, necessariamente a lungo termine, per lo sviluppo della città.
Ma dopo sei anni di nulla amministrativo, piuttosto che andare frettolosamente verso l’elezione di non si sa bene chi (la sinistra non ha ancora un candidato, il Centro Destra non riesce a trovare un personaggio qualificato e unificante) un commissario potrebbe non essere dannoso, al contrario, potrebbe ripulire molte delle incrostazioni clientelari che, inevitabilmente, un così lungo periodo di governo della città (con una sola breve parentesi con Guazzaloca) ha sicuramente creato intorno alle istituzioni locali.
Naturalmente il commissario deve avere adeguati poteri, come un Podestà tanto per riprendere quanto affermato dal senatore Berselli, e non limitarsi ad essere un burocrate.
Non so come si comporterà il Prefetto Cancellieri scelto dal Governo per il ruolo di commissario.
Temo però che sia stata scelta non per la sua mentalità del “fare”, bensì ricercando un consenso, come si dice oggi nel linguaggio politicamente corretto, bipartisan.
Sarebbe una autentica iattura per la città, perché il commissario ha una ragione d’essere solo se interviene, non se si limita a timbrare atti dovuti.
Certo è che richiamare in servizio una pensionata di 67 anni non mi sembra il viatico migliore per iniziare una esperienza commissariale che potrebbe dare molto a Bologna: basterebbe un commissario di poco più attivo e decisionista dei due sindaci che l’hanno preceduto.
Vedremo comunque il commissario presto all’opera, visto che i problemi della città sono ancora tutti sul tappeto: immigrazione, sicurezza, ordine pubblico, traffico, metropolitana, civis, buche nelle strade, inutili blocchi al giovedì … ma è purtroppo da registrare il pessimo inizio con l'adesione alla pagliacciata bipartisan organizzata dai sindaci di Milano e Torino (tra l'altro senza neppure aver partecipato all'incontro milanese !) e la scelta dell'ennesimo sopruso nei confronti dei cittadini con il blocco della circolazione per domenica 28 febbraio.


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sabato, febbraio 06, 2010

Vizi privati e pubbliche virtù

Se qualcuno pensasse che, negli anni, i comunisti sono migliorati, può ricredersi sia ascoltando i noiosi, incomprensibili e banali interventi verbali di Bersani, ma soprattutto guardando alle vicende di Bologna.
Dopo la fallimentare amministrazione di Cofferati, paracadutato a Bologna senza conoscerne storia, costumi e anima, eletto solo perché, se lo scrive l’Unità (o Repubblica per i più moderni) per i “compagni” anche i coccodrilli se non volano “svulazen”, hanno scelto un uomo di Prodi: Flavio Delbono.
Altro personaggio che non è nato a Bologna (a Mantova, come Cofferati era di Cremona).
Gli elettori di sinistra hanno disciplinatamente e ordinatamente votato anche lui, pur potendo scegliere anche tra un imprenditore di sicure capacità ed un ottimo ex sindaco che, nei suoi cinque anni, ha fatto quel che un bravo amministratore deve fare, senza ideologismi.
Il regno di Delbono detto “il breve” è durato appena sette mesi, travolto dal “Cinziagate”.
Sette mesi, ma con sette giorni di troppo prima di rassegnare le dimissioni il 28 gennaio.
Sette giorni che non consentono di votare per il nuovo sindaco il 28 marzo, in uno con le regionali.
La confusione del pci/pds/ds/pd è tale che i comportamenti sono apparsi, da subito, schizofrenici.
Dalla difesa di Delbono “il breve”, al suo isolamento.
Dalle esternazioni di un Bersani che, evidentemente preoccupato per un voto da esprimere troppo vicino allo “scandalo”, lanciava criptici avvertimenti sulle riserve che aveva in ordine ad un provvedimento ad hoc per votare il 28 marzo, al ballo di S. Vito che ha preso lo stesso Bersani e il pci/pds/ds/pd per votare il 28 marzo, tanto da manifestare (con pochi intimi) davanti alla prefettura di Bologna.
In mezzo le ipotesi di un ritiro delle dimissioni di Delbono, la convocazione di una giunta per “comunicazioni del sindaco” e la revoca della convocazione con tanto di nota di Delbono in cui parla di “dimissioni irrevocabili”.
Ma ha tempo fino al 18 febbraio per un altro giro di tavolo.
Il tutto senza che i cittadini di Bologna abbiano ricevuto non tanto dal povero Delbono, quanto dal pci/pds/ds/pd uno straccio di scuse per l’imbarazzante situazione in cui hanno messo la città e il danno di immagine provocato.
E’ noto come la penso.
Delbono non avrebbe dovuto dimettersi se non a fronte di una eventuale condanna definitiva: fino ad allora è e sarà innocente.
La politica non deve farsi mettere i piedi in testa dalla magistratura e lasciare che le indagini di questa decidano chi può essere sindaco, presidente del consiglio, candidato a cariche pubbliche perché questo spetta unicamente agli elettori.
E Delbono, dimettendosi, ha tradito gli elettori che lo avevano votato per averlo sindaco per cinque anni.
Detto questo il danno provocato dall’insipienza del pci/pds/ds/pd si traduce anche in un commissario che, in mancanza di una legge “ad Bononiam” invocata ora da quegli stessi che imputano al Governo di fare leggi “ad personam”, resterà in carica per oltre un anno.
E’ una tragedia ?
Considerando che i progetti della sinistra erano gli stessi di sempre, no, non è una tragedia perché si ferma tutto e magari si può sperare che un bravo prefetto possa, curando l’amministrazione ordinaria e non mettendo in campo “grandi progetti”, riparare alcuni dei danni provocati negli ultimi sei anni.
A cominciare dal riparare le buche per le strade e restituire ai Bolognesi la loro città, senza tanti divieti, zone pedonali, blocchi del traffico e altre amenità vessatorie del genere.
Ma, sicuramente, il Commissario farà perdere a Bologna alcuni treni, già allontanatisi per colpa della precedente giunta Cofferati, come la metropolitana.
I Bolognesi sanno chi ringraziare di tutto ciò: il pci/pds/ds/pd.
Magari non è avventato sperare che, nonostante quel che scriveranno Repubblica e l’Unità, anche tanti “compagni” si rendano conto che i coccodrilli non volano e neppure “svulazen”.


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mercoledì, febbraio 03, 2010

Emilia Romagna al voto

Anche se l’evento mediatico che ha avuto risonanza nazionale è stato il crollo del sindaco “Delbono il breve” dopo appena sette mesi di regno, l’unica certezza per il 28 marzo è che si voterà per il presidente e il consiglio regionale.
Per il sindaco ne riparleremo al momento opportuno, quando sapremo con certezza la data delle elezioni.
Sin dalla inaugurazione del voto amministrativo (1970) nelle regioni a statuto ordinario, l’Emilia Romagna (come la Toscana e l’Umbria) è stata rossa.
Otto volte al voto, otto volte presidenti comunisti, dall’ex sindaco di Bologna Fanti all’attuale Errani, che si ripresenta anche in questa occasione.
La DC prima e Forza Italia con Alleanza Nazionale, ora Pdl, poi hanno cercato di conseguire il necessario ricambio, ma la regione dove imperversano le coop rosse sembra inattaccabile.
Se, infatti, le province di Piacenza e Parma sono più disponibili all’alternanza e se Bologna, almeno una volta, è riuscita ad avere un sindaco non comunista, Reggio, Modena e Ferrara appaiono inossidabilmente rosse, ma lo zoccolo duro è dato dalla Romagna dove il profondo rosso si sposa con un laicismo dogmatico.
Così anche in questa occasione, nonostante le ovvie parole di speranza, temo che la regione possa restare rossa.
La Lega Nord, in occasione delle ultime amministrative del 2009, è riuscita a scalzare alcuni feudi in località di provincia, ma il percorso sembra ancora lungo prima di riuscire ad avere una estensione adeguata sull’intera regione per puntare alla conquista della regione.
A questo si aggiunga la politica “dei due forni” di Casini che pur non alleandosi direttamente con i comunisti, li avvantaggia presentando il suo fido Galletti (e per le regionali non esiste ballottaggio: chi prende più voti vince) e le incertezze del pdl che, invece di puntare su un “cavallo di razza” della Lega ha preferito prima candidare l’ex direttore del Carlino Giancarlo Mazzucca, per poi dirottarlo nella ipotetica gara al comune di Bologna e rimpiazzarlo in corsa con la sconosciuta Anna Maria Bernini della quale sappiamo solo ciò che raccontano i giornali e, di tutto, mi sono annotato che fu scelta da Fini ed è vicina alla fondazione Fare Futuro: quindi è una candidatura che, dal mio punto di vista, non è condivisibile.
C’è ancora qualche giorno di tempo, ma sembra che le candidature saranno quelle indicate.
Così, anche in Emilia, come nel Lazio, non sembra esserci altra scelta per un elettore di Destra che utilizzare il proprio voto per lanciare un forte messaggio ai partiti del Centro Destra, scegliendo una alternativa di nicchia come Forza Nuova che spero possa riuscire a presentare una propria candidatura autonoma.


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