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Il cinno torna a casa da suo padre comunista, poi PDS,quindi Ds con il cuore bertinottiano ed ora Pd."Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude comunista non capisce e non si adegua:"Non dire sciocchezze!".Il figlio insiste:"Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude compagno sembra scoppiare:"E' quella fascista della maestra a dirti queste bugie?"."Papà,l'ho letto sull'Unità".Il vecchio compagno si affloscia,non capisce ma si adegua:"Volano, volano ... svulazen ... svolazzano".

venerdì, maggio 29, 2009

Bologna voterà senza illusioni

Se il voto politico è quello per le europee (di cui scrivo in BlacKnights ) i bolognesi avranno in mano il loro destino sotto forma di tre schede elettorali.
Comune, provincia e quartieri sono oggetto di rinnovo e non c’è alcun dubbio che la votazione per Palazzo d’Accursio sia quella di maggior impatto politico, mediatico e pratico.
Bologna fu per 54 anni la vetrina del partito comunista italiano.
Gli Americani commisero l’errore di nominare, come provvisoria autorità civile, un Peppone cittadino come Giuseppe Dozza e il suo carisma, unito al carattere dei bolognesi, alla fitta tela di interessi tessuta dal partito e dalle coop, consentì di gestire la città sotto Fanti, Zangheri, Imbeni e Vitali.
Il tentativo di rincorrere la moda “politicamente corretta” e candidare una donna (Silvia Bartolini) fece perdere al pci la guida della città a favore di Giorgio Guazzaloca nel 1999.
Nel 2004, però, approfittando anche di un momento di appannamento nazionale del Centro Destra, il pci catapultò nella nostra città un nome di rilievo, come l’ex segretario generale della cgil, che fu eletto al primo turno e riuscì a riconquistare Palazzo d’Accursio.
I bolognesi se ne pentirono presto.
La supponenza di un elemento che in questi cinque anni si è rivelato totalmente estraneo al tessuto sociale, economico, culturale della città, provocò in prima battuta la perdita dei fondi per la metropolitana.
Quindi una serie di errori hanno fatto di Bologna una città degradata, insicura, economicamente in crisi.
Il sindaco forestiero ha continuato a non amministrare la città, con scelte vessatorie come il blocco del traffico del giovedì e allucinanti come la trasformazione che sta imponendo con il percorso del “civis”.
Sintomo evidente di ignoranza della storia di Bologna, visto che le grandi arterie centrali furono appositamente realizzate per dare respiro alla città ed ora le piazzole spartitraffico di via Marconi rendono quella bella strada, una trappola dove inevitabilmente il traffico creerà nuovi intasamenti e maggiore inquinamento.
I comunisti non sono stupidi e così il sindaco forestiero ha rinunciato a ricandidarsi, temendo una solenne batosta elettorale.
Era l’occasione d’oro per il Centro Destra di imprimere una svolta, forse epocale, sicuramente di lungo respiro al tradizionale andazzo politico e amministrativo della città.
Purtroppo gli uomini chiamati a questa svolta non si sono mostrati all’altezza del compito.
Piccole e meschine rivalità, personalismi, incapacità a mediare, arroganza ed un immotivato eccesso di autostima, hanno prodotto una spaccatura del nucleo portante del Centro Destra che si presenterà con due candidature “forti” per il comune, la provincia e, non paghi, due liste concorrenti anche nei quartieri che, in tal modo, verranno tutti regalati alla sinistra, anche quelli a maggioranza di Centro Destra.
Una campagna elettorale giocata sul lancio reciproco degli stracci (e anche a livello di denunce penali) ha portato ai minimi termini le possibilità per il Centro Destra di cogliere l’occasione opportuna, tanto che Silvio Berlusconi si è dichiarato disponibile a venire a Bologna, ma solo in funzione del ballottaggio, rifiutandosi così, nei fatti, di scegliere tra Giorgio Guazzaloca e Alfredo Cazzola.
I due “campioni” del Centro Destra, in ultimo, sembra abbiano recuperato un minimo di fair play, anche se tutto quel che è stato fatto ha dato benzina all’affaticato motore della propaganda comunista, il cui candidato rappresenta la continuità con il forestiero che ancor occupa il Palazzo principale della città.
E’ evidente che si deve pensare in termini che vadano oltre il 7 giugno 2009.
E’ evidente che dobbiamo cominciare a costruire l’alternativa del 2014, mandando intanto in consiglio comunale rappresentanti solidi di Destra, che facciano opposizione dura e senza sconti alla probabile giunta di sinistra, in difesa di una concezione di città libera, nella manifestazione delle idee, ma anche nella sua fruibilità e circolazione.
Una città sicura e che sia di supporto alle iniziative economiche e commerciali.
Una città che possa riaccendere le luci del centro anche di notte e tornare ad essere la Bologna dei “biassanot”.
Per ottenere questo, senza compromettere le residue possibilità di sottrarre la città ai comunisti, possiamo votare per i candidati della Destra:
Stefano MORSELLI, storico esponente dell’Msi e di An, ora a capo di una lista civica;
Massimiliano MAZZANTI, ex consigliere comunale Msi e An, candidato di Destra per Bologna/Fiamma Tricolore;
Don Giulio Maria TAM, sacerdote tradizionalista, candidato da Forza Nuova.
Nei quartieri una sola lista di Destra è presente in tutte le realtà: Forza Nuova.
In provincia, due i candidati di Destra:
Pietro Paolo LENTINI, Destra per Bologna/Fiamma Tricolore
Gianni CORREGGIARI, Forza Nuova.
Votare per questi nominativi non compromette nulla delle possibilità residue di un ballottaggio.
Infatti nei quartieri la scelta di liste separate, con il sistema che non prevede ballottaggi, ha già consegnato tutte le realtà alla sinistra.
Ed essendo questa una scelta consapevole di coloro che sostengono Cazzola e Guazzaloca, non credo che le loro liste meritino di essere votate.
In comune ed in provincia, invece, la possibilità di andare al ballottaggio non dipende da quanti voti otterranno i due candidati contrapposti, ma se i candidati della sinistra arriveranno a superare o meno il 50% + 1 dei voti espressi.
Se supereranno tale quorum allora meglio avere rappresentanti veri di Destra che non i responsabili della debacle.
Se, invece, si arriverà al ballottaggio, il 21 voteremo tutti per il candidato, qualunque sia, che si opporrà a quello di sinistra, purchè chieda ufficialmente e formalmente i voti della Destra, con l’accorgimento di NON ritirare la scheda per il referendum previsto in tale data.
Con qualunque scenario, meglio votare a Destra.

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