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Il cinno torna a casa da suo padre comunista, poi PDS,quindi Ds con il cuore bertinottiano ed ora Pd."Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude comunista non capisce e non si adegua:"Non dire sciocchezze!".Il figlio insiste:"Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude compagno sembra scoppiare:"E' quella fascista della maestra a dirti queste bugie?"."Papà,l'ho letto sull'Unità".Il vecchio compagno si affloscia,non capisce ma si adegua:"Volano, volano ... svulazen ... svolazzano".

lunedì, marzo 16, 2009

A Bologna si vota anche per la provincia

Il prossimo giugno saremo chiamati a votare non solo per comune e quartieri, ma anche per la provincia.
Qui la situazione è, se possibile, ancora più critica che nel capoluogo.
Il pci ha costruito, grazie alle sue ininterrotte amministrazioni e alle coop, un sistema di potere di gran lunga più solido e monolitico di quello democristiano e le maggioranze bulgare che in alcune località della provincia sono ancora oggi assegnate al pci/pds/ds/pd, rendono l’impresa di liberare la provincia di Bologna dal tallone cattocomuista ancor più ardua che per il comune.
La sinistra ricandida il presidente uscente, Beatrice Draghetti, che, a dispetto della assoluta prevalenza della componente comunista, è di estrazione cattolica, naturalmente di sinistra o, come piacerebbe a lei, “adulta”.
La Draghetti non ha lasciato traccia nel quinquennio trascorso, del resto la provincia è il più inutile degli enti dal 1970, quando furono istituite le regioni ed è solo un luogo di gestione del potere e un centro di spesa.
La Draghetti ha beneficiato della “generosità” della componente comuista che, pur di tenere per se la poltrona di sindaco di Bologna, si è resa disponibile a cedere quella della provincia ai cattolici che svolgono l’utile ruolo di caudatari.
La rinuncia del sindaco forestiero ha però fatto saltare i piani e, con la candidatura di Delbono e l’ostinazione della Draghetti ad essere ricandidata, si è arrivati al paradosso che i padroni della provincia devono accontentarsi di ruoli di secondo piano.
Ma a noi non interessano le beghe della sinistra, quanto il fatto che appare presentarsi in modo compatto anche in provincia.
A fronte di questa unità – che trova la sua ragione d’essere nella totale inconsistenza della componente cattolica, utile solo come foglia di fico – si contrappone l’ennesima divisione nel Centro Destra.
Due i candidati maggiori e ambedue parlamentari.
Gianluca Galletti, già assessore con Guazzaloca, è il candidato dell’Udc di Casini e corre in parallelo a Guazzaloca al comune.
Enzo Raisi, anche lui ex assessore di Guazzaloca, è il candidato del “partito di centro, moderato e liberale” e della Lega, ed è un fedelissimo di Fini.
Non si capisce bene la differente proposta dei due, se non andando a ravanare tra le diverse appartenenze.
Paradossalmente è più rappresentativo di un Centro Destra Galletti, nonostante la sua apparente appartenenza ad un partito che occhieggia alla sinistra, di quanto non lo sia un Raisi che in questi ultimi tempi è stato troppo sbilanciato nel seguire le acrobazie dialettiche e di posizione del suo leader Fini.
Se il panorama si chiudesse qui, avrei seri dubbi sulla scelta da compiere e, probabilmente, voterei Galletti.
Fortunatamente, a sciogliere i miei dubbi, è arrivata, in concomitanza con quella di Mazzanti per il comune, la candidatura di un amico di lunga data, una persona solida, esperta che può rappresentare l’area di Destra: Pietro Paolo Lentini.
Lentini fu consigliere comunale dell’Msi eletto nel 1975 e, dopo la scissione di Democrazia Nazionale, rimase nell’Msi – a differenza degli altri due consiglieri di allora – militanza che ha proseguito negli anni, fino ad uscire dall’Msi, divenuto irriconoscibile An, nel 2007 con l’iniziativa di Storace.
Come per Morselli e Mazzanti al comune, la candidatura di Lentini è una candidatura di bandiera, non ha alcuna possibilità di elezione, esattamente come non l’hanno Galletti e Raisi finchè il Centro Destra correrà diviso.
Ma come per Morselli e Mazzanti, come per il comune di Bologna, Lentini e la sua lista meritano di essere votati per dare una rappresentanza alla Destra, un solo seggio che potrebbe significare un maggiore controllo sull’operato di una maggioranza di sinistra, ma anche di una opposizione divisa che si dice di Centro Destra ma, proprio per queste divisioni, suscita il sospetto che abbia volutamente scelto di restare minoranza.
Naturalmente sarei lietissimo che il Centro Destra tutto trovasse il modo di riunirsi e affrontare la sinistra con un unico candidato (possibilmente non di estrazione finiana) , cioè nell’unico modo che possa lasciare aperta una fiammella di speranza per la vittoria.

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