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Il cinno torna a casa da suo padre comunista, poi PDS,quindi Ds con il cuore bertinottiano ed ora Pd."Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude comunista non capisce e non si adegua:"Non dire sciocchezze!".Il figlio insiste:"Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude compagno sembra scoppiare:"E' quella fascista della maestra a dirti queste bugie?"."Papà,l'ho letto sull'Unità".Il vecchio compagno si affloscia,non capisce ma si adegua:"Volano, volano ... svulazen ... svolazzano".

venerdì, febbraio 13, 2009

In ricordo di Giacomo Bulgarelli, un Campione

Il 12 febbraio 2009, a poco più di 68 anni, è deceduto Giacomo Bulgarelli, campione (in tutti i sensi), sportivo, bandiera e capitano del Bologna che vinse lo scudetto con lo spareggio all’Olimpico del 7 giugno 1964.
Del Bulgarelli calciatore e uomo, ne hanno scritto i giornali ed ho visto bei servizi in televisione, ma qui io vorrei ricordarlo attraverso gli occhi di chi, bambino, lo vide giocare “dal vivo” sul verde prato dello Stadio di Bologna il Littoriale, poi chiamato Comunale ed ora Dall’ara in onore e memoria del Presidentissimo Renato Dall'Ara.
Per i bolognesi della mia generazione, Bulgarelli ha rappresentato l’esempio della sana gioventù sportiva di un tempo.
Mi ricordo che i nostri genitori erano lieti di potercelo indicare come esempio anche di vita quando si seppe che, nonostante i suoi successi sportivi, non aveva abbandonato gli studi e conseguì un diploma, credo da geometra e poi si iscrisse anche all’Università.
Altro che capricci e veline !
E mi ricordo che il suo comportamento esemplare in campo era il modello cui tendere, per correttezza e sportività, prima ancora che per i risultati.
Bulgarelli appartiene a quel calcio che ho amato e che faceva di alcuni giocatori delle bandiere e non delle banderuole.
Bulgarelli nel Bologna ha aperto e chiuso la sua carriera e ne è divenuto, negli anni, il simbolo, come forse sono Mazzola per l’Inter, Boniperti per la Juventus, Riva per il Cagliari e Rivera per il Milan.
Bulgarelli era un campione (non solo un bravissimo giocatore di calcio) come un Maradona non è mai stato e mai sarà, perché per essere dei campioni è necessario esserlo anche nella vita.
E Bulgarelli, nonostante gli infortuni sul campo e qualche avversità fuori dal campo ha saputo sempre interpretare, con semplicità e naturalezza, la parte, evidentemente non stonata, di campione in campo e nella vita.
Non mi ricordo sue dichiarazioni sopra le righe, neppure quando una coppia di dirigenti trascinò il “suo” Bologna in serie “C”.
Spesso Bulgarelli fu invocato come salvatore della società, ma non ebbe mai la fortuna di essere per Bologna quel che Boniperti è stato per la Juventus, forse perché i presidenti del Bologna, dopo l’indimenticabile Presidentissimo Renato Dall’ara, anche se nati da queste parti, avevano ed hanno inequivocabili ascendenze per metà genovesi e per metà scozzesi.
Potrei ricordare a lungo episodi dell’infanzia quando, bambini, prima di una partita tra di noi “interpretavamo” i giocatori e tutti volevamo “essere” Bulgarelli (si litigava anche per quello, salvo poi “farlo” a rotazione) o quando la “figurina Panini” del capitano rossoblu era la più contesa o quando ci si arrabattava per averne l’autografo.
Preferisco chiudere con un ricordo recentissimo.
Fino ad pochi mesi fa, in via Farini, al mattino presto, lo incrociavo mentre mi recavo in ufficio.
La prima volta, più come una affermazione che come una domanda dissi “Lei è Bulgarelli”.
Si fermò ed ebbi modo di dirgli quel che aveva rappresentato per me, per noi ragazzi negli anni sessanta, e che ho riassunto in questo ricordo.
Sorrise e mi ringraziò, spero (e credo) gli abbia fatto piacere, oltre 30 anni dopo che aveva smesso di giocare, essere ancora ricordato in quei termini.
Nei giorni successivi ci salutammo ogni volta, senza scambiare alcuna parola, ma solo con un gesto della mano e un sorriso, come due persone che si conoscono da sempre.
Onorevole Giacomino, salute !”.




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