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Il cinno torna a casa da suo padre comunista, poi PDS,quindi Ds con il cuore bertinottiano ed ora Pd."Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude comunista non capisce e non si adegua:"Non dire sciocchezze!".Il figlio insiste:"Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude compagno sembra scoppiare:"E' quella fascista della maestra a dirti queste bugie?"."Papà,l'ho letto sull'Unità".Il vecchio compagno si affloscia,non capisce ma si adegua:"Volano, volano ... svulazen ... svolazzano".

mercoledì, giugno 25, 2008

Bologna ai bolognesi e ...

il Bologna agli americani.
Fra un anno si voterà per l’elezione del nuovo sindaco e i bolognesi avranno la possibilità di rimettere a Palazzo d’Accursio un loro concittadino che conosca e sappia interpretare il sentimento profondo della città.
Lo straniero che dal giugno 2004 amministra (si fa per dire) la città ha perso la metropolitana, ha fatto perdere ai bolognesi la tradizionale sicurezza, il consolidato benessere, la civile intolleranza (no, non è un refuso !) che rendeva piacevolissimo – a parte alcune punte di contestazione e di manifestazioni fuori luogo – vivere a Bologna.
Bologna è una città di terziario, di “bottegai” dicevano sprezzantemente una volta i trinariciuti e su questo ha costruito la sua ricchezza.
Non che manchino industrie e agricoltura, ma la nostra caratteristica è sempre stata quella di valorizzare i beni prodotti, per far star bene i cittadini e, in virtuosamente, alimentare questo circolo.
Questo ci ha dato la possibilità di avere tempo e possibilità per apprezzare l’arte e le lettere, la cultura e lo sport.
Da quattro anni tutto questo viene a mancare.
Chi non conosce la città e i suoi abitanti non può amministrarla bene: e lo si sta vedendo, con scelte (o, meglio, mancanza di scelte) che ci stanno facendo sprofondare dalle alte classifiche sulla qualità della vita a Bologna cui eravamo abituati.
Diverso il discorso sulla squadra di calcio.
Se l’ideale sarebbe un Bologna, come Bologna città, nelle salde mani di un bolognese che ne conosca la storia e le passate glorie, una squadra di calcio moderna ha necessità di un presidente con un portafogli pieno e senza il braccino corto.
Un presidente che sappia che per far fruttare un investimento sportivo, questo deve prima fornire risultati, sul campo, di eccellenza e per ottenerli bisogna organizzare una signora squadra, comprando giocatori di valore (che costano), affidarla ad un tecnico capace e affidarsi ad un direttore sportivo che sappia muoversi sul mercato.
Inoltre il presidente deve conoscere l’ambiente in cui opera, per non inimicarsi inutilmente gli altri operatori del settore e se non è del mestiere deve affidarsi ad un amministratore delegato che possa sopperire alle sue lacune.
Il Bologna è la prima squadra che viene comprata dagli americani che, di calcio, non sono propriamente esperti.
Speriamo che abbiano almeno quegli altri elementi (soldi, in primis) per poter lucidare e far tornare a splendere i nostri ori sin troppo passati.

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domenica, giugno 15, 2008

Pietra tombale sulla moschea di Bologna ?

Il Resto del Carlino, nella sua Cronaca di Bologna, oggi annuncia che anche l’ultima riunione tra la giunta comunale e gli islamici non ha raggiunto l’accordo per la costruzione della moschea.
Insolitamente moderate le reazioni dei musulmani.
La domanda che la cittadinanza si pone è: si tratta di vera pietra tombale sul progetto oppure è un rinvio a tempi “migliori” per i suoi sostenitori ?
Poiché a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, non vorrei che la tranquillità con cui gli islamici hanno subito la decisione nasconda una promessa: dopo le elezioni se ne riparlerà.
E se ne riparlerà quando la giunta avrà ben cinque anni per poter far ingoiare ai bolognesi una scelta che è, con tutta evidenza, respinta dalla cittadinanza.
Non può sfuggire il fatto che la marcia indietro della giunta cattocomunista sulla moschea sia successiva alla scoppola elettorale, elevata all’ennesima potenza dalla traumatica perdita di Roma.
Sanno che i bolognesi non vogliono la moschea, anche molti di quelli comunisti, tranne, ovviamente, coloro per i quali i coccodrilli continuano a volare purchè lo scriva l’Unità.
Allora il ragionamento è semplice.
Invece di rischiare di perdere Bologna, perché si ricandida il peggior sindaco che Bologna abbia mai avuto e perché si sfida la cittadinanza su un tema sensibile come la moschea, proviamo a farci rieleggere, poi, come sempre, ribaltiamo la volontà popolare e concediamo gli spazi alla comunità islamica.
Quante volte abbiamo visto ribaltate le promesse elettorali ?
Qui non si tratta neppure di promesse, ma solo di formalismi, facilmente superabili dopo il voto amministrativo.
Naturalmente questo ragionamento deve fare i conti con il voto.
Sapranno i bolognese scegliere chi veramente può e sa rappresentarli e tutelare i loro interessi, oppure, passata la festa, si faranno gabbare nuovamente dalle maschere che verranno indossate da candidati non credibili né affidabili, soprattutto perché totalmente estranei al tessuto sociale e alle tradizioni della città ?

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mercoledì, giugno 04, 2008

Cazzola:dal Dall’Ara a Palazzo d’Accursio ?

Dopo che il sindaco straniero si è confermato estraneo al cuore e al sentimento della città, il presidente neopromosso Alfredo Cazzola sta meditando la vendetta.
Mentre il sindacalista estraneo a Bologna ha annunciato la sua ricandidatura (ma con quale faccia si presenterà visti i risultati del suo primo mandato ? e con quale stomaco potranno votarlo ?) per la massima poltrona cittadina, l’imprenditore presidente del Bologna sta riflettendo sulla possibilità di contrapporsi in prima persona.
Tra i due personaggi non corre buon sangue.
Il sindaco straniero, quando al termine del primo anno del suo mandato il Bologna retrocesse, sostenne la candidatura di Sabatini per l’acquisto della squadra.
Prevalse Cazzola.
Quando Cazzola propose un megaprogetto, anche urbanistico, che avrebbe rivoluzionato lo sport e il principale impianto sportivo di Bologna, lo straniero sindaco si oppose e prevalse.
Il giorno della partita decisiva per la promozione in serie A, il sindaco straniero ha preferito correre a prendere un traghetto.
Cazzola non parteciperà alla premiazione che il sindaco straniero ha in mente di effettuare a Palazzo d’Accursio per ringraziare i calciatori artefici della promozione.
E, ancora, nei tre anni trascorsi in serie B, particolarmente quando scoppiò la vicenda di calciopoli, non si ricordano interventi del sindaco straniero per far riconoscere il buon diritto del Bologna.
Naturalmente il “partito di centro, moderato e liberale” in debito di nomi per la candidatura a sindaco si è buttato a pesce sulla promozione del Bologna per lanciare la candidatura del Presidente, anche in contrapposizione ala più forte candidatura di Centro Destra possibile che è quella di Giorgio Guazzaloca, indimenticabile primo sindaco non comunista (1999-2004) di cui, però, non si dimenticano neppure le parole di disistima verso Fini.
Dopo questo oggettivo cappello, un appello al Presidente Cazzola.
Non si candidi !
Non vorrei “gufarla” ricordando il suo predecessore Giuseppe Gazzoni Frascara, rombato nelle elezioni comunali e che, poi, ha fatto una fine ingloriosa come Presidente, ma vorrei ricordare come possa essere difficile trasformare le proprie capacità imprenditoriali in buona amministrazione cittadina.
Soprattutto se ci si candida (e magari si viene eletti) per una scelta di contrapposizione personale e con un obiettivo (la famigerata Romilia) che sa tanto di conflitto di interessi (reale e non quello agitato per 14 anni contro Berlusconi).
Presidente Cazzola, una volta sindaco dovrebbe abbandonare il Bologna proprio al termine della prima stagione in serie “A” per trovarsi imprigionato in un ruolo avendo tra l’altro contro provincia e regione cui non riusciremo certo, neppure nel 2009 e nel 2010, a togliere quel rosso intenso da cui sono permeate.
Presidente Cazzola, costruisca un Bologna che torni a far tremare il mondo e lasci che a palazzo d’Accursio provi a tornare uno che ha amministrato bene e che, come lei, incarna la bolognesità più verace: Giorgio Guazzaloca.

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domenica, giugno 01, 2008

Così si gioca solo in Paradiso

Fulvio Bernardini pronunciò la frase che dà il titolo al post non dopo lo spareggio vittorioso del 7 giugno 1964 contro l’Inter, come erroneamente uno sarebbe portato a credere, ma un anno prima, dopo una sonante vittoria (7 a 1) contro il Modena.
Un presagio dell’anno che sarebbe venuto.
Io c’era.
Ero un ragazzino di neppure 8 anni, appassionato, come tutti i miei coetanei, di calcio e, come quasi tutti, tifoso della squadra della mia città, il Bologna, non come accade oggi, quando troppi ragazzini cercano non la squadra della propria terra, ma quella vincente e credono che esistano solo Juventus, Inter e Milan !
Bologna e il Bologna hanno vissuto per 44 anni con il ricordo del settimo (ottavo se aggiungiamo quello del 1927 non assegnato, come invece tre anni fa fu assegnato all’Inter) scudetto e di quella memorabile stagione, culminata il 7 giugno con quegli interminabili 90 minuti, passati in gruppo, nel campetto di fronte a casa, sdraiati sull’erba ad ascoltare in religioso silenzio la cronaca radiofonica.
Stagione, quella 1963-1964, memorabile dal punto di vista del giovane tifoso e delle vicende umane che l’hanno caratterizzata.
Lo scandalo del doping, la squalifica di mezza squadra e la penalizzazione che ci aveva allontanato quel traguardo che i più anziani sognavano da anni e che per noi ragazzi sembrava un qualcosa di dovuto.
E mio padre, tifoso – da sempre e fino all’ultimo –della Juventus, che mi consolava e mi diceva che se l’accusa fosse stata falsa, giustizia sarebbe stata fatta.
E giustizia fu.
Nonostante la ferita psicologica, nonostante la tragica morte per infarto del Presidentissimo Renato Dall’Ara (il bosco prospiciente le nostre abitazioni, dove andavamo a giocare, era di sua proprietà) il Bologna si vide riconosciuta la correttezza sportiva e portò a casa il suo ultimo (spero solo in ordine temporale) scudetto con un evento che, probabilmente, in Italia non si vedrà più: lo spareggio conclusivo.
E mi ricordo le partite che andavo a vedere allo Stadio, il Littoriale, poi battezzato con scarsa fantasia Comunale ed ora Dall’Ara in onore del Presidentissimo, accompagnato da amici di famiglia, anche loro ormai ricordi della memoria e di sbiadite fotografie in bianco e nero, che si prestavano a fare da “tutori” ad un gruppo di quattro scatenati ragazzini, ancora oggi tra loro amici e solidali.
E la gioia della vittoria e la tristezza quando si perdeva.
E l’immagine, che forse alcuni ancora possono ricordare, di quel ragazzone biondo. “al Tudasc”, il Tedesco, Helmut Haller, con il numero dieci sulle spalle che, al termine della partita, immancabilmente si sedeva in mezzo al campo per togliersi le scarpe, mentre noi ragazzini ci dividevamo tra i tifosi di Giacomino Bulgarelli, Ezio Pascutti, Harald Nielsen e di tutti gli altri (Negri, Furlanis, Capra, Pavinato, Tumburus, Janich, Fogli, Perani, Rado ...) che formarono una squadra, mai più dimenticata.
Oggi, come in altre due occasioni, se ricordo bene, il traguardo è molto meno nobile, ma ancora importante: il ritorno in serie A.
E’ il nostro scudetto, lo scudetto di una squadra che non ha saputo, dopo Dall’Ara, avere una presidenza con un portafoglio adeguato alle ambizioni ed alla storia della società.
Ci fu solo il periodo del Presidente Luciano Conti che riuscì, a volte con difficoltà e con i riti del “Mago di Turi” Oronzo Pugliese, a conservare la serie A.
Ci fui poi lo sprofondo della prima retrocessione del 1982, poi quella del 1996, infine quella del 2005, dopo un doppio spareggio con il Parma (che quest’anno è retrocesso in serie B … come una nemesi storica).
Non sono convinto della bontà di una guida societaria che vorrebbe traslocare il Bologna dal Dall’Ara alla provincia, di una guida societaria che ha un occhio (e forse più) alla cessione della squadra ad investitori stranieri (addirittura americani che stanno al calcio come noi stiamo al baseball o al football !).
Ma oggi è giorno di felicità per Bologna e i Bolognesi, con il ritorno della squadra in serie A e il ritorno del sogno, di poter tornare a gioire come quel 7 giugno 1964, recuperando quello spirito gioioso e fanciullesco che rimane in noi, nascosto, ma sempre pronto a riemergere quando gli eventi della vita ce ne forniscono l’occasione.
Oh giornate del nostro riscatto!
Oh dolente per sempre colui
Che da lunge, dal labbro d’altrui,
come un uomo straniero, le udrà !
che a’ suoi figli narrandole un giorno,
dovrà dir sospirando: "io non c'era";
che la santa vittrice bandiera
salutata quel dì non avrà.

(Alessandro Manzoni “Marzo 1821”)




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