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Il cinno torna a casa da suo padre comunista, poi PDS,quindi Ds con il cuore bertinottiano ed ora Pd."Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude comunista non capisce e non si adegua:"Non dire sciocchezze!".Il figlio insiste:"Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude compagno sembra scoppiare:"E' quella fascista della maestra a dirti queste bugie?"."Papà,l'ho letto sull'Unità".Il vecchio compagno si affloscia,non capisce ma si adegua:"Volano, volano ... svulazen ... svolazzano".

mercoledì, marzo 22, 2006

Bologna:una strana concezione di "legalità"

Avevamo già commentato la scoperta dell'acqua calda effettuata sul finire del 2005 dal sindacalista cremonese, purtroppo sindaco di Bologna, in merito alla "legalità".
Legalità frettolosamente accantonata pro bono pacis della coalizione sinistra alla quale un simile concetto è profondamente estraneo e culturalmente ignoto.
Così non ci siamo meravigliati del degrado cui sono abbandonate le nostre strade, della recrudescenza della piccola criminalità denunciata dallo stesso rapporto dell'esperto a suo tempo nominato, per una consulenza, dalla stessa giunta sinistra.
Oggi abbiamo una ulteriore riprova di quanto sia estraneo tale concetto di legalità ai nostri amministratori che lo interpretano sposandolo ad una singolare applicazione della loro par condicio.
Così viene vietata Piazza Carducci alla Fiamma Tricolore, partito presente anche nel parlamento europeo !, con speciose motivazioni sui fatti di Milano dell'11 marzo e su una azzardata equiparazione tra un presunto "estremismo di destra" e quello di sinistra.
Riaffiora così una infame teoria, quella degli "opposti estremismi" che tanto ha danneggiato e rallentato la lotta contro il terrorismo comunista delle Brigate Rosse negli anni settanta.
Il sindacalista cremonese, purtroppo sindaco di Bologna, ha quindi vietato alla Fiamma Tricolore di manifestare in una pubblica piazza e, una volta tanto, il presidente della Camera, l'udicino Pierferdinando Casini, ha trovato parole chiare e condivisibili: "le piazze sono per tutti o per nessuno".
Ma il sindacalista cremonese ci ha anche offerto qualcosa in più con il suo richiamo agli estremismi di destra e di sinistra e ai fatti di Milano.
Ci ha informato che una manifestazione pacifica, senza devastazioni, incendi, vetrine spaccate, sprangate, lancio di sassi contro le Forze dell'Ordine come è stata quella della Fiamma Tricolore l'11 marzo a Milano, per lui equivale alla manifestazione dei delinquenti che hanno spaccato vetrine, incendiato auto e moto, lanciato sassi alle Forze dell'Ordine, imbrattato muri, sprangato.
Una ben strana concezione di "legalità".
A meno che ... non sia dovuto al fatto che gli spaccavetrine fanno parte della coalizione cui appartiene il sindaco sindacalista (cui hanno anche donato almeno un candidato), mentre i pacifici manifestanti a quella opposta.
Ma no, cosa vado malignando ...


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sabato, marzo 18, 2006

Il proibizionismo del cremonese

Che la parola "Libertà" per un comunista sia solo un vocabolo privo di significato, lo sappiamo.
Che la volontà oppressiva, soffocante, liberticida venisse portata sistematicamente avanti, persino nei liberi spostamenti cittadini, non ce lo saremmo aspettati neppure dal sindaco sindacalista e di sinistra che, ahimè, i bolognesi hanno scelto, perchè "svulazen" !, nel 2004.
Così, dopo il vessatorio e inutile giovedì senza mezzi privati, adesso, con aprile, avremo anche il biglietto di ingresso.
Chiunque volesse infatti entrare con il proprio mezzo nel centro storico di Bologna, quello presidiato dall'occhio del grande fratello di sapore orwelliano chiamato "Sirio", dovrà pagare fior di euro che andranno a finanziare iniziative veramente importanti: nuove consulenze a professionisti esterni, viaggi di studio di sindaco e assessori in lontane ed esotiche località, opuscoli inutili ma che portano ben in evidenza immagini e loghi dei giuntisti di sinistra.
Ancora una volta il bolognese viene penalizzato dalla proprio bonomia, perchè non dubitiamo che la maggior parte dei cittadini piegherà la testa davanti all'ennesimo diktat della giunta cattocomunista.
Speriamo che, quanto prima, l'incapacità di questa giunta, in grado solo di proibire e mai di costruire, colmi la misura e faccia tracimare anche il pacifico cittadino bolognese.
Allora ne vedremo delle belle, perchè, forestieri che sedete a Palazzo d'Accursio: guardatevi dall'ira degli uomini pacifici !

lunedì, marzo 13, 2006

Ombre rosse sulla Sala Borsa

La Sala Borsa: quanti ricordi !
Da mercato a borsa dell'agricoltura a "palazzetto" dello sport, fino all'attuale, realizzata dal sindaco, bolognese verace, Giorgio Guazzaloca, accogliente libreria, bar, ristorante, il tutto camminando "sopra" e ammirando i resti della Bologna antica.
Ma, che cosa accade ?
Il sindaco cremonese che è subentrato a Guazzaloca trova qualcosa da ridire sulla concessione ai privati dello spazio della Sala Borsa.
Incurante, lui che fu sindacalista, del rischio di licenziamento per una sessantina di lavoratori (giovani), come fu incurante nel perdere i finanziamenti per la metropolitana volendo cambiare il progetto di Guazzaloca, il cremonese ha ritenuto di far dichiarare "decaduta" la convenzione con la società che gestisce gli spazi.
Non entriamo nel merito della querelle che finirà in tribunale (non siamo in possesso delle "carte2 necessarie per valutare), ma constatiamo che, per subentrare alle attività già avviate chi si propone ?
La Lega Coop.
Già, proprio quella di Unipol e delle varie società che assicurano (?) la manutenzione delle vie di Bologna.
La Lega Coop, quella che è il simbolo del comunismo in salsa capitalista.
Strano no ?
Il sindaco (comunista) cerca di esautorare dei privati e chi spunta per acquisirne l'eredità ?
Ma la lega comunista, chi altro ?
Seguiremo il prosieguo della vicenda, sperando che arrivino altri, privati veri, per gestire la Sala Borsa qualora il tribunale desse torto all'attuale gestore.

sabato, marzo 11, 2006

Diciamo NO alla moschea a Bologna

Sembra che la giunta di sinistra del sindaco cremonese, abbia in stato avanzato di realizzazione il progetto di una moschea, con tanto di minareto di 20 metri.
La zona penalizzata è quella di Via Pallavicini (nord est della città).
Mi auguro che la giunta ci ripensi (ma ne dubito) perchè costruire una moschea significherebbe incrementare il rischio sicurezza in una città che, da due anni, ha visto ridurre drasticamente la "legalità" ormai dimenticata dal sindaco sindacalista.
Intendiamoci.
Da che mondo è mondo, ogni comunità ha sempre costruito attorno al tempio in cui venivano eseguiti i riti religiosi, la propria comunità.
Ma qui si parla di epoche in cui gli spazi erano amplissimi ed erano ancor più ampi perchè i mezzi di trasporto erano lenti e insicuri.
La moschea, invece, verrebbe costruita in una zona ad alta densità abitativa e attrarrebbe, come ... mosche, una variegata fauna umana, tutta, comunque, distinta e distante dalla comunità autoctona.
E abbiamo visto precedenti in cui le moschee erano in realtà covi nei quali venivano organizzati addestramenti e "viaggi" in Iraq per svolgere azioni di terrorismo.
Di più.
Perchè dovremmo consentire la costruzione di moschee da noi, quando non abbiamo analoga possibilità di costruire chiese nei paesi musulmani ?
Allora cosa fare ?
Libera religione in libero stato, così potremmo adattare il celebre motto di Cavour.
Costruiamo pure la moschea, ma a condizioni ben precise:
1) reciprocità, cioè possibilità di costruire liberamente chiese in ogni parte del mondo e dei paesi musulmani;
2) obbligo di tenere i loro sermoni in lingua italiana;
3) verifica sistematica dei partecipanti ai riti, a cominciare dagli imam;
4) nessuna agevolazione pubblica in termini di sgravi fiscali o sovvenzioni o permessi edilizi;
5) referendum tra gli abitanti della zona per accettare o meno la costruzione della moschea nei pressi delle loro proprietà.
Non sottovalutiamo quel che è accaduto a Sassuolo e a Pavullo, provincia di Modena, a pochi chilometri da noi.

lunedì, marzo 06, 2006

A Bologna comandano i No Global.L'Italia speriamo che se la cavi.


Da più di una settimana ormai, un gruppo di anarchici, che si firmano Crash, hanno abusivamente occupato la cucina comunale via Zacconi angolo Gioannetti, nel popoloso quartiere S.Donato. E’ l’ultima di una lunga serie di occupazioni abusive. La motivazione è la solita: questi figuri sostengono di avere un diritto innato alla fissa dimora, e, siccome non hanno voglia di lavorare, pretendono che il comune gliela fornisca gratis. Come sempre in queste circostanze, gli abitanti di quella zona hanno avuto un paio di sorpresine: i nostri eroi infatti, evacuano ( traduzione per i poco raffinati: cagano e pisciano) in pubblico, hanno riempito tutti i muri circostanti di orribili graffiti, danno in continuazione feste notturne frequentate, come potete immaginare, dalla cremè della città. I residenti in quella zona ovviamente si sono un pochino indispettiti, e hanno chiamato ripetutamente i carabinieri e la municipale. I quali ,indovinate un po’ , hanno detto loro di mettersi il cuore in pace perché tanto non si può fare niente. Poveretti, non è neanche colpa loro. La feccia, infatti, ha amicizie importanti nelle istituzioni locali. Per fare un esempio, il presidente del quartiere S.Donato, tale Malagoli di Rifondazione Comunista , sostiene infatti che “I metodi non sono corretti, ma le ragioni di quei ragazzi sono sacrosante, bisogna aiutarli”. Caro Malagoli, io so chi sei, e soprattutto so dove abiti: a Quarto Inferiore, un ridente paesino di periferia al di fuori dello stesso comune di Bologna.Tu , caro il mio comunista, abiti in una villetta a schiera situata a molti chilometri da qualsiasi centro sociale! Bella coerenza! Ma d’altronde, la tua stessa persona ispira molta poca simpatia: Vestito sempre con un vistoso gessato, con un bell’orologio al polso e la erre moscia, altro che presidente operaio! Sei il classico radical-chic, che parla di rivoluzione e di uguaglianza sociale, ma poi va abitare lontanissimo dai luoghi dove tale rivoluzione potrebbe scoppiare. Molta della gente che vive in quella zona ,invece, è veramente “proletaria”.Ovvio, anche li ci sono poveri e meno poveri, ma sono proprio i meno agiati (in gran parte pensionati) che sono costretti a trascorrere la gran parte della loro giornata in quella zona, e che quindi si godono per intero il degradante spettacolo che offrono le tue squadracce. Perché ammettiamolo, questa gentaglia gode dell’appoggio di una grossa fetta di sinistra. Una piccola prova? Questi tizi sono abusivi, ma usufruiscono gratuitamente di luce, acqua e gas. Perché Cofferati non li lascia a secco? Temo di sapere la risposta: perché non può. Perché è ostaggio di Rifondazione, dei Verdi, dei Comunisti Italiani, della feccia No Global. Sono convinto che Cofferati volesse davvero cambiare le cose, ma gli sono state legate le mani. Questa è Bologna, città che da sessant’anni è in mano alla sinistra. L’Italia intera rischia di fare la stessa fine. Sappiatelo e regolatevi.

mercoledì, marzo 01, 2006

Esperienze di immigrazione

E’ un po’ di tempo che alla mattina quando mi alzo guardo fuori dalla finestra: da qualche settimana infatti nella mia via vengono tagliate le gomme alle auto. La prima volta la sorte è toccata a ben 15 auto di fila, poi gli eroi del coltellino si sono spostati per un po’ qualche via più lontano. Tornano ripetutamente. A volte non si limitano a tagliare le gomme ma lasciano anche qualche vetro rotto, una riga sulla carrozzeria. L’ultima impresa ha visto tra le altre cose, il furto di un'auto di un mio coinquilino. Le nostre due Fiat Panda aspettano la loro sorte. I carabinieri (che accorrono frequentemente) non possono far molto.
Può sembrare una cosa di poco conto se non fosse che nella zona dove abito (famosa a Bologna) queste cose accadono sempre più spesso. Un paio di anni fa, nella mia via è stata trovata una bomba artigianale sotto ad un’auto parcheggiata (una bomboletta completa di tanica di benzina). In questa via e non solo, compaiono continuamente auto rubate. Due mesi fa, non lontano, altre due auto sono state date alle fiamme. La stessa sorte è capitata ad un balcone di una casa e ad alcune cantine. La Facoltà di Agraria situata in questa zona, in dicembre è stata oggetto di saccheggi per ben due weekend consecutivi: sono stati rubati computer e oggetti di alto valore. I parchi sono concimati da escrementi umani ed i marciapiedi sono bloccati da ogni genere di rifiuti e scooter rubati. Fuochi d’artificio illegali compaiono ovunque: la settimana prima di capodanno un ragazzo ha perso un occhio mentre assisteva dal balcone ad uno di questi spettacoli pirotecnici. Una sera tornando a casa mi sono imbattuto in una gara clandestina tra auto. Ed ora questo nuovo "divertimento".
Qual è la causa di tutto ciò? Cosa abbiamo noi di diverso dalla parte bella di Bologna? La risposta purtroppo ancora una volta è la stessa: la popolazione. L’interculturalità qui ha trovato la sua massima espressione. Qua “godiamo” di una gran varietà di culture, razze, etnie: dagli arabi, ai croati, ai marocchini, agli algerini, agli zingari, ecc. Come se non bastasse, alla fine di novembre, ci sono stati inviati da Cofferati altri rumeni (prima alloggiati in baracche sul lungoreno), e così è stato riaperto anche il nostro campo nomadi (che Guazzaloca chiuse riversando però la gente nei nostri palazzi). Questo ha generato ulteriori tensioni: gli slavi infatti non gradiscono la presenza dei rom e viceversa. In mezzo a questo incontro (scontro) di culture, si trovano purtroppo anche gli italiani (tra cui il sottoscritto e famiglia) costretti a lavorare per vivere dignitosamente mentre vedono molti dei nostri ospiti vivere da nababbi, viaggiare con auto di lusso (Mercedes, BMW, perfino Porsche Cayenne!), e allo stesso tempo farsi assegnare le case del comune. Vediamo i nostri ospiti fare quello che pare a loro, in casa nostra. Cadiamo spesso vittime delle loro spedizioni “punitive” e nonostante tutto quando ci lamentiamo (io ed altri abbiamo richiesto, invano, in consiglio comunale, una presenza fissa delle forze dell’ordine) non veniamo neppure presi in considerazione. Infatti basta definire questi personaggi “incivili” o se osiamo ammettere che questa gente per poter convivere pacificamente con noi deve rispettare la nostra cultura e le nostre leggi, veniamo marchiati indelebilmente come “razzisti” dai soliti benpensanti (che, guarda a caso, non hanno mai sperimentato situazioni del genere). Basta quella parolina magica e nessuno ci prende più in considerazione.
Qualcuno potrà dire che questo è un caso a parte, ma prima o poi qui, o in luoghi simili, non ci sarà più posto. E allora, se si continua ancora a negare il problema con questa politica del buonismo e dell'interculturalità, questa bizzarra gente si riverserà un po’ dappertutto: il cancro, a questo punto, non sarà più curabile.