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Il cinno torna a casa da suo padre comunista, poi PDS,quindi Ds con il cuore bertinottiano ed ora Pd."Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude comunista non capisce e non si adegua:"Non dire sciocchezze!".Il figlio insiste:"Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude compagno sembra scoppiare:"E' quella fascista della maestra a dirti queste bugie?"."Papà,l'ho letto sull'Unità".Il vecchio compagno si affloscia,non capisce ma si adegua:"Volano, volano ... svulazen ... svolazzano".

mercoledì, novembre 23, 2005

La legalità può attendere

Che l’innamoramento per la legalità del cremonese sindaco di Bologna fosse un fuoco di paglia lo si poteva immaginare.

Che terminasse dopo appena un mese, francamente appare eccessivo e dovrebbe far riflettere anche quelli che, leggendolo sull’Unità, credono ai coccodrilli volanti.

Così, il famoso e ultimativo ordine del giorno che avrebbe dovuto sancire la “linea del Piave” della legalità a Bologna … viene rinviato a gennaio, dopo le feste.

Forse il sindaco sindacalista ha ricordato vecchi proverbi “passata la festa … gabbato il santo”.

O c’era bisogno di uno strombazzatissimo ordine del giorno sulla legalità (che evidentemente non c’è, sennò che bisogno c'era di un ordine del giorno ?)
oppure era solo un modo per raffreddare gli animi di quei cittadini che si sono accorti di aver preso, votando il cremonese, una solenne cantonata amministrativa, per il nulla esistente.

Oppure ancora, pur di non spaccare la sua maggioranza, il sindaco sindacalista preferisce lasciare la citta che amministra nell’illegalità.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Beh, ai posteri … mica tanto, basta ricordarsene per le elezioni del 2009 !

mercoledì, novembre 09, 2005

Capitalismo rosso

I comunisti oltre al finanziamento proveniente da Mosca, hanno sempre cercato di incamerare denaro attraverso la Lega delle Cooperative.
Naturalmente, rifiutando il sistema del libero mercato, hanno giocato "barando", ottenendo dai deboli governanti democristiani (che ugualmente hanno operato nel campo cooperativistico) una serie di agevolazioni, tanto da far competere le cooperative sul mercato, ma con una profonda alterazione della par condicio verso le società (di capitali e persone) che non potevano fruire di tali agevolazioni.
Ciononostante i fallimenti dei colossi della cooperazione si sono succeduti, a partire dagli anni novanta quando il protezionismo statalista cominciava a mostrare crepe sempre più profonde, a dimostrazione che, anche in questo campo, i comunisti se non "barano", non vincono.

Quel che segue è un articolo pubblicato su Il Giornale sulla vicenda della Coopcostruttori di Argenta (FE) fallita e che ha bruciato i risparmi di migliaia di persone che pensavano di aver messo al sicuro i loro soldi nella coop del partito.
Si parla tanto di Parmalat, bond argentini, Cirio e Giacomelli, ma anche il botto della Coopcostruttori non è stato da meno, però è poco conosciuto ....

***
rovinate 9mila persone
di Pierangelo Maurizio

da Argenta (Ferrara)Da una parte gli 8mila euro a famiglia: il risarcimento che la Lega coop ha fatto avere ai «soci». Colletta di solidarietà, ha partecipato anche l'Unipol (ma più di qualcuno tra i cooperatori vincenti ha storto il naso nel mettere mano al portafogli). Ottomila euro, niente, per chi ha perso tutto, i risparmi di una vita, in parecchi anche il lavoro. Dall'altra parte i 1.075 milioni di euro (duemila miliardi delle vecchie lire), oltre novemila creditori: la dimensione appena ufficializzata dal Tribunale di Ferrara del crac che ha sfarinato la Coopcostruttori. Tra queste due cifre si srotola l'autunno del «patriarca rosso», Giovanni Donigaglia, 65 anni, ex presidente e padre padrone di quella che era la perla della cooperazione di sinistra.Un fantasma. Adesso nessuno lo conosce. «Ma le colpe - dicono in paese - non sono solo sue».I numeri messi in fila nella loro relazione dai tre commissari straordinari nominati nel luglio 2003 dal governo - Ettore Donini, Franco La Gioia, Renato Nigro - semplicemente mettono i brividi. 198 milioni di debiti verso i cosiddetti creditori «privilegiati» (lavoratori, banche, professionisti). Loro forse recuperano qualcosa. Tra i «creditori chirografari» che invece rischiano di non vedere un centesimo ci sono migliaia di ditte, artigiani, fornitori (137 milioni di fatture inevase e ben 63 milioni di cambiali). E, sempre a migliaia, i «soci sovventori e prestatori». Chi sono? Lavoratori, pensionati, famiglie comuni di tutta la zona, che nelle casse della coop hanno versato 80 milioni di euro. Per la precisione 43 milioni «custoditi» - si fa per dire - nei libretti di deposito, ché la Coopcostruttori per decenni ha fatto raccolta del risparmio senza che nessuno avesse da ridire; e altri 36 milioni «investiti» (sempre per modo di dire) nelle Azioni di partecipazione cooperativa (Apc), con interessi dal 4 al 7 per cento «più sicuri che in Posta, più convenienti che in banca» come ripeteva Donigaglia. Bruciati, polverizzati.Di chi la colpa?Egidio Checcoli, presidente della Lega coop regionale, è stato sindaco d'Argenta, presidente della Lega di Ferrara; è quello che è rimasto più vicino al «patriarca rosso», fino all'ultimo, fino a rischiare di bruciarsi anche lui. «Donigaglia? Donigaglia è Donigaglia...» risponde scrollando le spalle. Alla Lega di Bologna spiegano che «è successo quello che è successo per il suo delirio d'onnipotenza, per il fare sempre il passo più lungo della gamba». Quanto alla rabbia di risparmiatori e «soci», è difficile che arrivino altri «rimborsi», ché, un po', se la sono cercata anche loro: «Se uno gioca alla roulette» aggiungono sempre alla Lega, «se insegue gli interessi mirabolanti di Donigaglia, be', poi non può lamentarsi...».Vero. Ma troppo comodo. Giovanni Donigaglia, da parte sua, è un uragano sul punto di esplodere. Chiuso nella sua vita di pensionato per forza (dal giugno 2003), non rilascia interviste. Ma non perde occasione per ribadire che: lui ha sempre finanziato il partito, non si è mai tirato indietro di fronte alle pressioni della Lega «Quando negli anni di Tangentopoli i magistrati volevano solo sapere “quanti soldi hai pagato al Partito?”, “quanti soldi hai dato ai dirigenti?”, e venivano fatti i nomi di altissimi dirigenti, se avessi parlato questo avrebbe consentito a me ed alla Cooperativa una vita più agevole» dice.E ha ragione anche lui. Perché il «patriarca rosso» è un pezzo del «socialismo reale all'emiliana», l'«unico», come va ripetendo con involontario umorismo Edmondo Berselli, «che ha funzionato nel mondo». Donigaglia aveva il compito più difficile: oliare le ruote, far girare la lira, garantire l'illusione che il partito pensa a tutto e il presupposto stesso su cui si basa il sistema di potere targato Pci-Pds-Ds che qui, ad Argenta, come a Modena, Bologna, ha sempre funzionato al meglio ma a una condizione: nessun dissenso. In cambio Donigaglia ha avuto un potere enorme. Era lui a decidere i sindaci, da Argenta a Ferrara, i segretari di federazione.«La Coopcostruttori? Era un ente di beneficenza» sintetizza un investigatore impegnato nell'inchiesta penale, parallela alla procedura di liquidazione, che sta conducendo la Procura di Ferrara. La cronistoria tracciata dai tre commissari straordinari non lascia molti dubbi. Da quando la Coopcostruttori nasce nel '74, per volere del Pci che ordina di concentrare le vecchie coop, si specializza nell'assorbire aziende e cooperative in crisi: dalla «Fornaci Molino» (laterizi) alla fabbrica di piastrelle di Comacchio «Ex nuova Cer.Fe» andata a gambe all'aria, dal fallimento della Felisatti (utensili elettrici) alla «Progresso srl»,alla Cei, altra grossa cooperativa di Ferrara (800 dipendenti) fallita nell'87. E così via.Nel '74 i dipendenti erano 274, nel '91 alla vigilia di Tangentopoli e dei quattro arresti di Donigaglia sono 1.600, nel 2002 dopo il decennio più nero nel settore dei grandi appalti 2.300. I commissari hanno accertato che tutti i cantieri sparsi in Italia, soprattutto al Sud e in Sicilia, erano in perdita. I bilanci falsi, la contabilità inesistente. Le spese per le trasferte, i buoni benzina, gli straordinari, semplicemente folli. Adesso è arrivato il conto.

venerdì, novembre 04, 2005

Santo subito ?

Adesso lo innalzeranno anche tra i beati.

Chi ?

L’agitatore delle piazze.

Colui che ha fatto perdere in 4 anni almeno un paio di punti in percentuale al nostro PIL con gli scioperi politici.

Colui che aveva indicato in Marco Biagi il trait d’union tra la Confindustria e il Governo.

Il sindaco sindacalista cremonese che siede da oltre un anno a Palazzo d’Accursio.

Lo abbiamo già scritto.

Un anno passato senza gloria, vanificando le opere e le iniziative intraprese dalla Giunta Guazzaloca, a cominciare dalla perdita dei finanziamenti per costruire la metropolitana e caratterizzato dalla retrocessione del Bologna in serie “B” e dalla successiva battaglia (sic !) contro le partite nel pomeriggio del sabato.

E adesso la svolta legalitaria (ma un sindaco non dovrebbe essere espressione massima della legalità cittadina senza bisogno di “svolte” ?).

Ed eccolo impartire lezioncine di legalità ai suoi antichi sodali, prima sorpresi e poi furibondi.

Altra piccola riflessione: se i suoi compagni di un tempo sono furibondi per una politica della legalità, non è che forse tale concetto sia estraneo alla mentalità comunista, quindi anche di chi proviene da tale ambiente, nonostante le repentine “svolte” ?

E adesso la consacrazione a martire della legalità: l’aver ricevuto un pacco bomba.

Eh sì, altro che storie: santo subito !