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Il cinno torna a casa da suo padre comunista, poi PDS,quindi Ds con il cuore bertinottiano ed ora Pd."Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude comunista non capisce e non si adegua:"Non dire sciocchezze!".Il figlio insiste:"Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude compagno sembra scoppiare:"E' quella fascista della maestra a dirti queste bugie?"."Papà,l'ho letto sull'Unità".Il vecchio compagno si affloscia,non capisce ma si adegua:"Volano, volano ... svulazen ... svolazzano".

sabato, ottobre 29, 2005

La legge del contrappasso

Avevamo iniziato questo blog con l'intenzione di farne una bacheca degli orrori della sinistra amministrazione in Emilia Romagna.
Così abbiamo archiviato interessanti articoli di stampa relativi al fallimento della Coop Costruttori di Argenta che ha bruciato i risparmi di centinaia di persone, fedeli al partito (PCI/DS/PDS naturalmente) renddendo manifesto come la Lega (rossa) delle cooperative non abbia affatto quella connotazione sociale che cerca di millantare.
Abbiamo anche articoli di giornali relativi a consulenze e stanziamenti assurdi, privi di un qualsivoglia ritorno per i cittadini amministrati, da parte di giunte che piangono miseria per i tagli apportati dal governo centrale ai trasferimenti di risorse.
Ad esempio i finanziamenti erogati ai "fratelli" (in comunismo) cubani e le innumerevoli kermesse pseudoculturali con le quali siforaggiano improbabili "artisti" monocolori e monocordi.
Abbiamo un pezzo sulla libertà di circolazione conculcata dalla giunta regionale, con la complicità di numerose giunte provinciali e comunali, per i divieti (nel nome dell'ambiente !!!) imposti ad automobili anzianotte, pur se dotate del famoso "bollino bli" il cui obbligo peraltro permane: una soluzione tipicamente comunista, l'imposizione di divieti.
Ma l'attualità non fa sconti e così dobbiamo, ancora una volta, dar conto dell'attivismo del sindaco sindacalista cremonese, insediatosi oltre un anno fa a Palazzo d'Accursio, che oggi è stato paragonato sulle colonne del principale quotidiano cittadino a Nicola Bombacci, socialista e fondatore nel 1921 del partito comunista, che terminò la sua parabola assassinato accanto al Duce.
Non c'è che dire per l'antico agitatore delle piazze una bella conversione, per chi lo ha eletto una bella sorpresa.
Dopo aver passato un anno a perdere le opportunità create dalla Giunta Guazzaloca (ad esempio la metropolitana bocciata per ragioni ideologiche, così ora la soluzione veramente "sociale" dei comunisti emiliano romagnoli è proibire il traffico a chi non ha acquistato una automobile in tempi recenti) il barricadero di un tempo si è sistemato dalla parte opposta della sua barricata di un tempo.
Dopo la campagna sui lavavetri, quella sulle baracche del lungo Savena, adesso è il turno del Livello 57, una delle zone più degradate di Bologna, dove una variegata umanità (?) ha trovato la sua tana.
Che dire ?
Vada avanti così, signor sindaco, ma non sarebbe stato meglio continuare nella politica di Guazzaloca: sana amministrazione e dialogo per piccoli passi, invece di buttare a mare la metropolitana e governare per editti imperiali e con il bastone ?
Come avrebbe reagito il sindacalista di un tempo, oggi abbandonato e criticato anche dai suoi compagni di merende di allora, Epifani e Pezzotta ?
Ma, soprattutto, quanto si può fare affidamento delle promesse dei politici di sinistra, che a seconda del ruolo ricoperto, scoprono vocazioni e assumono decisioni tra loro in contrasto ?
Alla prossima puntata o ... alla prossima conversione a "u" ...

martedì, ottobre 25, 2005

Sindaco Fascista !!!!!!!

A Bologna è crollato un mito: quello del sindacalista cremonese, divenuto sindaco di Bologna.

Ieri, 24 ottobre, una manipolo di contestatori, alcuni attempati e in sfregola per rivivere le emozioni del 1977, ha cercato di entrare a forza a Palazzo d’Accursio per contestare le decisioni del sindaco in merito al rispetto della legalità, urlandogli persino "sindaco fascista" senza pensare al disagio arrecato in tal modo a tutti i Fascisti di ieri, di oggi e di domani, reali o immaginari ...

Probabilmente quelli pensavano che bastasse eleggere uno che dei moti di piazza aveva fatto il suo trampolino politico, perché Bologna diventasse terra di nessuno, città aperta ad ogni illegalità.

Ma non c’è nessuno più legalitario di chi scopre in età matura il valore della legalità.

Così Rifondazione minaccia la crisi, di uscire dalla Giunta e dall’unione della sinistra.

Non ci preoccupa.

Perché anche venendo meno i voti degli estremisti ci sono sempre i voti del Centro Destra che non mancheranno per qualunque iniziativa tesa al rispetto della civile convivenza e delle leggi che regolano la nostra società.

A differenza di una sinistra che è contraria, a prescindere, ad ogni iniziativa del Centro Destra.

Ma, soprattutto, interessa sottolineare due fondamentali aspetti.

Il primo è l’estrema litigiosità della sinistra che impedisce una seria progettualità a causa dei veti incrociati e delle tendenze estremiste di una parte determinante della sinistra stessa.

Pensate solo a quel che potrebbe accadere se il caso volesse dare la vittoria alla sinistra in campo nazionale: quali provvedimenti potrebbero mai prendere, oltre a imporre tasse con le quali pagare le loro clientele ?

Il secondo aspetto è più “cittadino”.

Il sindacalista cremonese sta a Bologna come Di Pietro stava al Mugello o il cavallo di Caligola al Senato Romano.

Lo hanno candidato perché avevano bisogno di una persona che riuscisse a coagulare la variegata coalizione di sinistra e sembrava potesse essere il più indicato.

I più “moderati” lo avrebbero votato per tornare ad occupare i posti di potere, gli estremisti perché lo ritenevano “uno di loro”.

Ma il potere cambia.

Soprattutto quando si deve gestire una città che vota a sinistra per abitudine, ma ha un cuore bottegaio e borghese.

Allora che il sindaco continui sulla strada intrapresa e non gli mancheranno i voti per i provvedimenti di legalità.

Ma che i bolognesi riflettano sulle loro scelte.

Avevano l’opportunità di avere per altri cinque anni un sindaco indigeno, buon amministratore e indipendente dai partiti.

Hanno scelto in base all’ideologia
.


Che sia di monito per il futuro.

domenica, ottobre 23, 2005

Un vulnus per la cultura bolognese

Il Ginnasio Liceo Classico Luigi Galvani di Bologna è stato ieri occupato dagli studenti.

Il Galvani è il più importante istituto superiore di Bologna e tra i più celebri in Italia.

Vi hanno studiato e/o insegnato personaggi come Carducci, Padre Marella, Pasolini, il presidente della Camera Casini e ... il sottoscritto.

Quando si chiede a qualcuno che scuola abbia frequentato, i più rispondono "il liceo scientifico", "l'istituto per geometri".

Chi ha fatto il Galvani risponde: "il Galvani". Non c'è bisogno di precisare altro.

Ho frequentato il Galvani dall'ottobre 1970 alla maturità del luglio 1975.

Anni bui.
Anni violenti.

Ma mai, nessuna occupazione.
Neppure nel 1977.

Picchetti sì, ma che si sfondavano con buona volontà, qualche spintone e la collaborazione di altri studenti che rifiutavano le imposizioni dei collettivi di sinistra.

La leggenda narra di una brevissima (poche ore) occupazione nel 1969.

Io che ho frequentato dall'anno successivo, ricordo testimonianze dirette che parlavano di esterni venuti ad occupare, con pochi studenti del Galvani a far loro da corona.

Una occupazione finita nel ridicolo con una precipotosa fuga all'arrivo della Polizia chiamata dal Preside (con la "P" maiuscola).

Leggo, invece (e spero non sia vero) che l'attuale preside ha "trattato" con gli studenti l'uso dei locali, per la messa in sicurezza delle opere d'arte, perchè non entrassero estranei, perchè non venissero introdotte bevande alcooliche o altre sostanze.

Trattare ?!?

L'unica trattaviva consentita con chi usa la violenza è dare un ultimatum: o liberate i locali per chi vuole studiare, oppure entro un ora verrete fatti sgombrare manu militari.

Gli studenti reclamano contro la Riforma Moratti.

Non credo la conoscano.
Ripetono solo le parole d'ordine dei cattivi maestri che stanno rialzando la testa.

E' un po' come per la Riforma della Giustizia: si protesta, perchè adesso si dovrà lavorare/studiare di più.

Ma per tornare al Galvani.

L'occupazione, anche per le modalità "trattate", getta un ombra di tristezza sul mondo culturale di Bologna.

La scuola pubblica diventa sempre meno educativa.

Anche su questo ci sarà da riflettere, soprattutto in relazione alla destinazione dei finanziamenti pubblici.

giovedì, ottobre 20, 2005

Vu sgumbrà ?

Il sindaco sindacalista cremonese di Bologna ha disposto lo sgombero delle baracche lungo il Reno nella periferia ovest di Bologna.
Zona altamente degradata.
Lo ha deciso contro il parere di praticamente tutti i suoi alleati, Margherita inclusa.
Ancora una volta la maggioranza di palazzo d'Accursio si dimostra tale solo "contro" e mai "per".
La solidarietà al sindaco sindacalista è arrivata dalla Lega.
Più fredda, ma solo per il mancato coinvolgimento dei servizi sociali, non certo nel merito dello sgombero,Forza Italia.
Ancora una volta, come per la vicenda dei lavavetri ai semafori, il Centro Destra si dimostra aperto ad appoggiare le decisioni di una maggioranza aliena, senza preclusioni, nell'interesse della cittadinanza.
Come del resto già avvenne per il Kossovo.
Ancora una volta abbiamo la riprova di chi ha senso dello stato e chi, invece, si rivela incendiario solo per interesse di parte (ogni riferimento ai ragli della sinistra dopo l'approvazione di legge elettorale e devolution è semplicemente voluto).
Ecco di seguito ritrascritto l'articolo, linkato al titolo, pubblicato oggi su Il Giornale

Cofferati sgombra i rom e gli alleati vanno in piazza
di Claudia B. Solimei

Le ruspe mandate dal sindaco di Bologna Sergio Cofferati, accompagnate dalla forze dell'ordine, ma senza alcuna presenza dei servizi sociali, sono arrivate alle 7 di ieri mattina. Alle 7.10 la crisi politica con le forze della sinistra radicale, Rifondazione, Verdi, Comunisti italiani, era già nell'aria. Ma non solo, visto che reazioni negative sono arrivate anche dalla vicesindaco Adriana Scaramuzzino, della Margherita, già critica sul caso dei lavavetri, e dall'assessore Maurizio Zamboni che, pur essendo del Prc, fino a ieri non si era mai messo di traverso al primo cittadino.Tutto questo mentre 17 romeni clandestini, otto uomini e tredici donne, alcune con bambini, venivano allontanati dalle baracche sul Lungoreno, nella periferia ovest della città da due anni al centro delle cronache per la presenza di insediamenti abusivi. Altre decine di persone erano già scappate.Dieci ore dopo l'inizio dello sgombero, al termine di un vertice convocato d'urgenza in Comune, Prc, Verdi, Comunisti italiani e Il Cantiere (Lista Di Pietro) avevano messo nero su bianco un documento durissimo nei confronti del Cinese: «Crediamo che queste scelte siano sbagliate e dannose. Da oggi in poi, sulle politiche sociali per gli immigrati, ci sentiamo liberi di agire autonomamente». Cosa significa questa presa di posizione lo spiega il segretario provinciale del Prc, Tiziano Loreti: «Noi restiamo nella maggioranza, perché vogliamo cambiare quello che non va e stando all'interno siamo più forti.
Ma la prossima volta ci metteremo davanti alle ruspe». Rifondazione, insomma, uscita bastonata dalla primarie dell'Unione, si sente assediata e minacciata ma non ci sta a farsi cacciare dalla maggioranza e lancia un ultimatum, fermo restando la possibilità di votare contro determinate decisioni della giunta. Posizione confermata dal capogruppo alla Camera del Prc, Franco Giordano: «Lavoreremo in un grande fronte interno per far cambiare la politica al sindaco Cofferati».Di questa autonomia si avrà già oggi una dimostrazione:
contro le ruspe del sindaco, infatti, i partiti dell'estrema sinistra parteciperanno a un presidio a cui ci saranno anche i no global e i sindacati di base, che hanno ironicamente definito «rusposte» quelle del primo cittadini ai problemi dell'immigrazione.Ma non è tutto. Come già nel caso dei lavavetri, l'estremo decisionismo di Cofferati ha messo in difficoltà la sua vicesindaco, che non era stata informata dello sgombero, su cui pure stava lavorando avendo la delega ai Servizi sociali. «Sono provata, preferisco non rispondere» ha tagliato corto Scaramuzzino con chi le chiedeva cosa stava accadendo in città. «Preferisco lavorare affinché siano integrati i vari pezzi dell'azione amministrativa in modo più efficace ed efficiente», ha poi aggiunto polemicamente. La Margherita di Bologna ha espresso pieno sostegno alle difficoltà della vicesindaco, criticando l'esclusione dei servizi sociali.Musica simile quella suonata dall'assessore Zamboni: «In questa e altre occasioni sembra venir meno quella collegialità della giunta che dovrebbe essere una risorsa per tutti e non un ostacolo all'esercizio delle competenze di ognuno» ha detto l'uomo del Prc in giunta.Il Cinese, però, che ha anche la delega alla sicurezza, tira dritto e rivendica la solitudine della decisione presa: lo sgombero di ieri non doveva riguardare famiglie, ha spiegato, ma solo donne e uomini adulti. In realtà, tra le perosne allontanate c'erano anche quattro madri con alcuni bambini, che sono state rilasciate, ma senza alcun ulteriore aiuto da parte del Comune.
Già oggi, comunque, altre ruspe potrebbe entrare in azione in altre zone del Lungoreno.Nell'ennesima polemica tra il sindaco e i suoi alleati, si registra però questa volta una novità: non tutta l'opposizione di centrodestra, infatti, ha applaudito allo sgombero. «È inaccettabile senza l'intervento dei servizi sociali» ha affermato il capogruppo azzuro in Comune, Daniele Carella. Di diverso avviso la Lega, che pare non avere dubbi: «Cofferati? È meglio di Guazzaloca».

martedì, ottobre 18, 2005

Il sindacalista e i lavavetri

Il 18 ottobre Il Giornale pubblica l'articolo che abbiamo linkato nel titolo e che, per documentazione, riportiamo integralmente in calce.

Ad una interrogazione del parlamentare e consigliere comunale di A.N., Enzo Raisi, il sindaco sindacalista cremonese, risponde che, per sua decisione, l'argomento viene mantenuto riservato.

Intanto la polizia municipale smentisce di aver avuto disposizioni in ordine ai lavavetri, la Curia e la Margherita criticano il sindaco sindacalista e i lavavetri ... continuano indisturbati la loro attività ai semafori .....

"A Bologna si indaga sul racket dei vu’ lavà

«Sull'esistenza di un racket dei lavavetri abbiamo informazioni attendibili che passeremo alle forze di polizia». Così il sindaco di Bologna Sergio Cofferati ha risposto, in consiglio comunale, a una domanda rivoltagli dal consigliere di An Enzo Raisi sull'esistenza di un racket di lavavetri.«Per mia scelta - ha detto il sindaco - queste segnalazioni manterranno un carattere di riservatezza e non ho intenzione di parlarne pubblicamente.
Chi ne ha il compito verificherà l'attendibilità di queste segnalazioni.
Per quanto ci riguarda abbiamo dato disposizione alla polizia municipale di monitorare il fenomeno con
maggiore attenzione».
Il sindaco ha anche annunciato che, per impegni istituzionali, non raccoglierà l'invito di Giuliano Ferrara a partecipare alla trasmissione Otto e mezzo per parlare della vicenda dei controlli sui lavavetri.
Un caso, quello del racket sui lavavetri, esploso all'indomani della pubblicazione su il Giornale di un servizio che ha documentato la realtà dei cosiddetti vu' lavà ai semafori di Bologna.
Il cronista del Giornale ha trascorso infatti una giornata all'incrocio tra via Stalingrado e via Repubblica
travestito da lavavetri, finché un uomo di etnia rom si è avvicinato intimandogli di andare via.
Ieri mattina negli uffici della Questura di Milano il cronista autore del reportage, Nino Materi, è stato sentito dal capo della Squadra mobile di Bologna giunto appositamente nel capoluogo lombardo per verbalizzare quanto accaduto al redattore del Giornale.
Il funzionario della questura bolognese ha mostrato a Materi le foto di un centinaio di stranieri con precedenti penali,tra le quali però il cronista non ha riconosciuto il volto del «capo» dei lavavetri incontrato a Bologna. Intanto nel capoluogo emiliano la polemica politica sul presunto racket dei vu' lavà continua a tenere banco in consiglio comunale: il sindaco Cofferati, isolato nella sua posizione anti-lavavetri, ha raccolto finora solo la solidarietà di Lega e Forza Italia."

tratto da Il Giornale del 18 ottobre 2005

sabato, ottobre 15, 2005

Non moriremo comunisti

L' Emilia Romagna, terra "sazia e disperata", come fu definita dal Cardinale Giacomo Biffi.
Terra anche non omogenea che, infatti, comprende almeno due regioni distinte: l'Emilia e la Romagna, divise dal Santerno o dal Rubicone che dir si voglia e innaturalmente unite con Bologna capoluogo.
Ma anche il nord dell'Emilia (Piacenza e Parma) hanno una storia distinta da quella di Bologna.
Insomma, una terra con diverse caretteristiche e dialetti, ma unita da un colore: il rosso sangue dei comunisti che nel primo dopoguerra compirono una autentica eliminazione sistematica degli oppositori.
Così, sin dal 1970 (anno in cui per la prima volta si svolsero elezioni regionali) l'Emilia Romagna è governata in modo assolutista e con sistemi da politburo dai comunisti (ex, post, vetero, neo).
Mentre nei comuni ben pochi sono immuni dal morbo rosso e oggi l'unico comune capoluogo amministrato da una Giunta di Centro Destra è Parma con il Sindaco Ubaldi, essendo caduta anche Bologna, conquistata appena nel 1999 da Guazzaloca che ha dovuto cedere il passo ad un forestiero, neppure emiliano e che sta dimostrando una assoluta ignoranza dell'humus cittadino, della sua storia e della sua cultura.
Una storia quella dell'Emilia Romagna che porta a far risaltare la ricchezza di questa terra e la laboriosità dei suoi cittadini che, stranamente, invece di aderire ai partiti che garantiscono la loro libertà e le loro proprietà, al momento del voto vengono presi da ancestrali ideologismi e mettono la croce sul simbolo di chi questa ricchezza vuole solo consumare.
Questo blog si apre proprio per ricordare la storia dell'Emilia Romagna e per raccogliere in modo organico tutte la documentazione sulle amministrazioni rosse, che non sono affatto buone amministrazioni.
Confidiamo quindi nel contributo di tutti coloro che non vogliono che la loro terra di Emilia Romagna continui ad essere caratterizzata dal colore rosso sangue dei comunisti.
Non moriremo comunisti.